Harrison Ford non se la cava in un giallo super tecnologico

Superati i sessanta, il caro Harrison Ford fa ricorso al suo passato per lenire le ferite dell’età. Firewall è un prevedibile thriller che ha il suo limite nella vicenda stessa, che rimanda con notevole accidia a tutte le pellicole nelle quali una famiglia è tenuta in ostaggio da un gruppo di criminali. Tra i capostipiti La foresta pietrificata (1936) e Ore disperate(1954). Jack Stanfield (Harrison Ford), esperto di sistemi di sicurezza per il computer, è un alto dirigente della Landrock Pacific Bank di Seattle e quando viene requisito da Bill Cox (Paul Bettany), che comanda un gruppo assai poco compatto di altri complici, deve fare in modo che cento milioni di dollari vengano trasferiti su un conto estero, cancellando ogni traccia della destinazione. Jack ha moglie e due figli, i criminali sono al corrente di ogni dettaglio della sua vita e sono soprattutto spietati. Jack-Ford deve escogitare un piano impossibile che lo tolga da quella situazione. Ciò che indispettisce in questo thriller stucchevole è l’ostinato tecnicismo, al punto che lo spettatore che non si è sfangato un master in informatica può solo intuire gli avvenimenti in attesa di un crash causato dal malfunzionamento dello script, tanto è lo stesso. Ford, che mostra un fisico ancora all’altezza, rivela nel volto segnato la spietata legge del tempo ed è sempre «fuggitivo», sempre incalzato da criminali senza Dio, sempre uguale a se stesso tuttavia insostituibile, per quella miscela di ingenuità, testardaggine e rettitudine. Quanto a Paul Bettany, il suo eversore, non è più Mr. Jennifer Connelly, ma un attore decisamente in ascesa, che dovrebbe tuttavia scegliere con maggiore oculatezza i personaggi da interpretare.

FIREWALL (Usa, 2005) di Richard Loncraine con Harrison Ford, Paul Bettany. 100 minuti