Harry Potter: ecco che cosa succede nel futuro al maghetto

Da mezzanotte nelle librerie italiane il settimo libro della saga. Intanto noi vi riveliamo quello che potrebbe capitare nei prossimi anni

Harry Potter numero otto, per ora, è un albero genealogico. Ma le genealogie sono trame. Stanze in cui perdersi: basta aprire una porta per raccontarle. E J.K. Rowling ha lasciato più che socchiuso il passaggio per tornare nel mondo magico. Tiene in mano il filo della storia e lo srotola piano piano: all’altro capo c’è il suo eroe, Harry Potter. Non vuole lasciarlo. Così ha preso in mano carta e penna e ha scarabocchiato, come faceva nel fumo dei caffè di Edimburgo: ne è uscita una mappa del futuro. Harry, Auror di professione (un agente speciale contro il Male) è sposato con Ginny e ha tre figli. Ginny, ex campionessa di quidditch e giornalista sportiva, è la più piccola dei Weasley e sorellina di Ron (il miglior amico di Harry) che, a sua volta, ha messo su casa con Hermione. Il figlio Hugo è irriverente come il padre Ron; la figlia Rose è tutta la madre. Hermione dirige il dipartimento di applicazione della legge magica del Ministero, Ron lavora al negozio di invenzioni fondato dai suoi fratelli gemelli, Fred e George. Ogni tratto della genealogia è una storia: amore, amicizia, odio.

Alla stazione, in attesa dell’Hogwarts express, binario 9 e tre quarti, gli sguardi dicono anche quello. Un racconto che ritorna, diciannove anni dopo. J.K. Rowling l’accenna nell’epilogo del settimo libro, che in Italia esce questa notte con il titolo Harry Potter e i doni della morte, pubblicato da Salani. Sarebbe l’ultimo, perché la scrittrice ha sempre giurato: i volumi sono sette come gli anni della scuola di Hogwarts. Però ha cambiato il finale per far sopravvivere il maghetto. E l’altro giorno ha confessato: «So che cosa succederà dopo. Non posso fermare la mia immaginazione. E vorrei che la versione ufficiale fosse la mia». Se ci sarà un seguito, dovrà avere la firma di J.K. Rowling. Non di uno dei suoi tantissimi imitatori.

Sui siti di fan fiction, la letteratura scritta dagli appassionati, gli spin off di Harry Potter sono decine di migliaia. Ma la guerra agli spin off è persa in partenza: la Rowling può vincere solo piegandosi di nuovo al suo eroe. Lei lo sa: «Se dovessi scrivere un ottavo libro, dubito che Harry sarebbe il protagonista. Ma è un grosso se: lasciamo passare una decina d’anni». Tempo che i figli crescano. James Sirius, Albus Severus e Lily Luna, i tre eredi di Harry e Ginny, sono predestinati: il primogenito si chiama come il padre di Harry, James, e come il suo padrino Sirius Black, che ha lasciato in eredità a Harry casa, motocicletta e il profumo di una famiglia; il secondo porta il nome di Albus Silente, il preside di Hogwarts che ha guidato Harry nella lotta contro il Signore oscuro e di Severus Piton, il maestro di pozioni che ha sempre avversato Harry ma che, in realtà, l’ha difeso; e la piccola ricorda la madre di Harry, Lily e la svampita Luna, la compagna diventata naturalista.

I maghetti sono pronti all’avventura di Hogwarts, il teatro in cui la Rowling fa vivere la normalità della magia. James Sirius Potter guarda già torvo Scorpius, l’erede di Draco e Asteria Malfoy, dinastia fedele alle arti oscure, Teddy Lupin fa la corte a Victoire, figlia di Bill Weasley e della bella Fleur. Il ritorno a Hogwarts è il dubbio, la libertà di un ragazzo che cresce. È Albus Severus che, prima di salire sul treno, chiede al padre che cosa succederà se il cappello magico deciderà di assegnarlo alla casa dei Serpeverde, anziché a quella dei Grifondoro. È una scelta, ma Harry sa che, dietro i nomi, spesso c’è altro. La cicatrice non brucia da tempo ma è sempre lì, sulla sua fronte. J.K. Rowling non la può cancellare.