Harry Potter, l’ultima pagina del maghetto lascia orfani i babbani

Code ai negozi e anticipazioni sul "New York Times": attesa in tutto il mondo per l’uscita, questa notte, del settimo libro

J.K. Rowling ha risolto così: si è chiusa in una stanza all’hotel Balmoral di Edimburgo, sola con il suo eroe. E ha scritto gli ultimi capitoli tutti d’un fiato, fino alle lacrime, fino a che le è colato il mascara lungo le guance e se n’è tornata a casa. Non prima di essersi scolata mezza bottiglia di champagne del minibar: perché l’emozione, anche per lei che pur aveva già immaginato tutto, è stata troppa. «Ero euforica e distrutta allo stesso tempo» ha raccontato qualche tempo fa. E ha anticipato quello che avrebbero provato milioni di fan di Harry Potter a poche ore dall’uscita del settimo libro, l’ultimo, quello delle rivelazioni. Quello dell’addio: da questa notte, quando Harry Potter and the Deathly Hallows sarà ufficialmente in vendita nelle librerie, ogni pagina sfogliata e letta avrà già, anche, il sapore della nostalgia.

«Lo vogliamo o no il settimo?» è la domanda sui forum dove i lettori possono sfogare i dubbi, le paure e l’ansia di avere finalmente tutte le risposte fra le mani. Perché i fan hanno chiaro il problema: che sono impazienti, che non vedono l’ora di divorare gli ultimi capitoli e scoprire il destino di Harry, l’eroe che ha scoperto che il suo nemico, il Signore oscuro, gli ha ucciso i genitori ma riesce anche a infiltrarsi nella sua mente. Allo stesso tempo, sanno che da questa notte saranno irrimediabilmente orfani, qualunque sia la fine che J.K. Rowling ha scritto per il mago di Hogwarts. È la data polare: «Non so se volere che finalmente arrivi il 21 luglio o no» è il dilemma di un fan. «Il pensiero del settimo libro mi sfiora, di tanto in tanto, durante tutto il corso della giornata». È il potere dell’attesa, mescolato alla paura dell’abbandono. J.K. Rowling - è l’unica speranza - forse ha già immaginato il seguito, altri due o tre libri di avventure. «Mai dire mai» ha ceduto, un giorno.

Allora magari non è vero che il numero sette sarà l’ultimo della saga. Che per chi ama Harry è «la fine di un’epoca», il momento in cui, comunque, dovranno rassegnarsi. Orfani dell’eroe «con cui molti sono cresciuti» (parole della stessa Rowling), della saga che «è un mito indiscusso», che «i figli leggeranno fra dieci o vent’anni». Pur senza l’attesa, i due anni fra un episodio e l’altro dell’epopea fra i corridoi e il cielo vero del soffitto di Hogwarts, le vie di Londra che nascondono il ministero della Magia e i labirinti di Diagon halley, dove streghe e stregoni si riforniscono nei negozi specializzati, e il binario 9 e tre quarti di King’s Cross da cui parte l’Hogwarts Express. Ai figli i genitori potranno dire: «Ai miei tempi, quando ho aspettato per mesi il settimo libro...». Potranno dire che sanno che cosa vuol dire leggere più di ottocento pagine in dodici ore, pregare di poter «pagare per dimenticare la storia e rileggere tutti i libri come se fosse la prima volta», sentire dentro di sé, come J.K. Rowling, che «è dieci anni aspettiamo la fine» ma che, allo stesso tempo, la fine «non la vogliamo».

Forse non sarà neppure così terribile, nonostante l’autrice abbia promesso «un bagno di sangue». Una copia («autentica», hanno ammesso a malincuore gli avvocati della scrittrice più ricca del mondo) è finita su internet e, secondo le indiscrezioni, il destino dell’eroe non sarebbe segnato. Anzi, sarebbe il suo nemico Voldemort a morire.

Ai fan, quelli in coda davanti alle librerie di Londra e New York, le voci non interessano: «Meglio aspettare: preferiamo scoprire il finale da soli» dicono. E un po’ sono dell’opinione di Daniel Radcliffe, il giovane interprete di Harry al cinema: «Penso che debba morire». Qualcuno è sicuro che piangerà: «Ci restano solo i film». L’importante è che l’addio non deluda. Che non ci si debba affidare alla linea telefonica d’emergenza attivata dalla catena inglese Waterstones (quella che ha inventato anche la petizione «Salviamo Harry Potter») o ai consigli degli psicologi anglosassoni che dispensano consigli ai genitori su come affrontare il trauma dei loro figli. E degli adulti. Perché molti (babbani, probabilmente, increduli come la zia Petunia) snobbano il settimo libro, il film, la saga e il mito. Eppure Michiko Kakutani, la critica letteraria del New York Times, si è presa la briga di cercare una copia «smerciata in anticipo» da una libreria della Grande mela pur di pubblicare per prima la recensione all’ultimo Harry Potter. «Un finale epico». In cui - dice la signora, nota per la sua perfidia - Harry ricorda Re Artù.