Harry Potter al salvataggio di un disperato Gordon Brown

da Londra
«Il mio primo pensiero in questo momento è per la gente che fa fatica a pagare il mutuo, per gli impiegati preoccupati per il loro lavoro, per le madri travolte dal conto della spesa». Così ha esordito ieri il premier britannico Gordon Brown aprendo ufficialmente la conferenza annuale del Labour. L'ha buttata sull'economia nazionale, affrontando i suoi critici su un terreno che gli è familiare. Ma tutti sanno che il primo a doversi preoccupare questa volta è proprio lui. La cinque giorni di Manchester è infatti soprattutto la sua prova del fuoco. Dopo mesi di tormentate polemiche, di profonde lacerazioni interne e di sondaggi sempre più sfavorevoli è arrivato per tutti il momento di scoprire le carte e capire in quanti effettivamente vogliono offrire ancora una chance a questo leader così contestato. Non è un segreto per nessuno che una fronda significativa del partito preferirebbe che Gordon si facesse da parte prima delle prossime elezioni politiche del 2010.
Proprio pochi giorni fa il ministro per la Scozia David Cairns si è dimesso chiedendo la sua testa. Altri suoi colleghi hanno minacciato di seguirlo e non è escluso che scelgano proprio il palcoscenico della conferenza per altre azioni di spiazzamento. La tendenza interna è stata confermata anche dall'ultimo sondaggio dell'Independent secondo cui ben il 54% dei laburisti preferirebbe un cambio della guardia anticipato ai vertici. La difficoltà è tale che in aiuto del burbero scozzese si è lanciata perfino l'inventrice di Harry Potter, la scrittrice JK Rowling. Amica da tempo di Brown e della moglie Sara, come per magia ha rimpinguato le casse laburiste con una donazione di un milione di sterline (1,3 milioni di euro). Per adesso forse l'unico punto a favore dello scozzese in un congresso che potrebbe anche essere il suo ultimo da Premier.
Come spesso accade in politica, ieri i toni della polemica erano stati volutamente smorzati perfino da quelli che soltanto qualche settimana fa erano stati indicati come i suoi possibili successori. Tutti sanno che mai come in questo momento, con i conservatori in testa nei sondaggi di 28 punti, lavare i panni sporchi in pubblico sarebbe sicuramente una pessima scelta. Così, mentre lo stesso Brown dalle pagine del quotidiano Guardian sottolineava l'intensificarsi delle politiche governative per risollevare l'economia nazionale, sostenendo il mercato immobiliare e garantendo sicurezza ai piccoli risparmiatori, anche i suoi ministri si stringevano attorno a lui dimenticando delusioni e critiche. Richiamava all'unità perfino il ministro agli Esteri David Milliband, indicato come suo più probabile successore. Il culmine dello show del buonismo si è avuto durante l'inaugurazione quando un delegato di quelli che avevano chiesto in passato le dimissioni del Premier, ha dichiarato che gli elettori non avrebbero compreso altre baruffe in un momento di turbolenza economica così forte.