Harvard mette in cattedra gli scienziati smaschera-bufale

Il più celebre ateneo americano corre ai ripari dopo il bluff del prof Hauser. Il rettore: «Basta con i ricercatori imbroglioni».
Il Senato accademico: «Moltiplicheremo i controlli incrociati»

C’è puzza di bruciato nel giardino dell’università di Harvard. E la colpa non è del barbecue che le matricole organizzano per festeggiare il loro ingresso nell’ateneo più prestigioso del mondo. L’odoraccio viene invece dai laboratori; esattamente dallo studio del professor Marc Hauser. Sì, proprio lui: il biologo evoluzionista celebre per i suoi esperimenti sulla «psicologia cognitiva» di una scimmia. La quale scimmia - come sottolinea Hauser - sarà pure «imprevedibilissima», ma non certo quanto il giovane assistente che ha deciso di vuotare il sacco al grido di «La ricerca del mio capo è una bufala!». E che non si trattasse della calunnia di un giovane assistente nei confronti del «barone» di turno, lo ha capito anche il preside della facoltà di Scienze di Harvard, Michael D. Smith, che infatti ha subito denunciato Hauser per frode scientifica.
Il tempo di qualche verifica, e la colpevolezza del noto primatologo (cioè esperto in primati, nel senso di scimmie) è saltata fuori con la stessa velocità con cui Cita salta da un albero all’altro. Ma per salvare il povero Hauser non c’è Tarzan che tenga: i suoi dati (di Hauser, non di Tarzan) si sono rivelati quasi tutti falsi. La ricerca sulla «risposta a determinati stimoli musicali di una rara scimmia americana, il cosiddetto Tamarino dalla chioma di cotone» è risultata troppo suggestiva per essere vera. Infatti era falsa.
Alla fine l’ha dovuto ammettere pure il professor Hauser che, nel frattempo, si è fatto un sacco di soldi girando per conferenze e pubblicando libri. Ora, travolto dallo scandalo, si è preso un «anno sabbatico» durante il quale prevediamo che se la godrà alla grande. Non altrettanto farà il senato accademico di Harvard alle prese con l’ennesima macchia che sta sporcando indelebilmente l’abito sempre più liso di una delle istituzioni-simbolo della ricerca americana. Sarà per questo che il rettore dell’università, ex regina dell’universo accademico, ha deciso di passare al contrattacco.
Come? Ingaggiando una speciale task force di esperti cacciatori di bufale scientifiche. «Nessuno potrà più infangare impunemente il prestigio internazionale del nostro ateneo. Per ogni ricerca destinata alla pubblicazione su riviste specializzate, moltiplicheremo i controlli incrociati», ha sentenziato il numero uno di Harvard.
Peccato che l’annuncio arrivi quando, già da tempo, i buoi sono scappati dal recinto. È infatti almeno da quattro anni che Harvard è vittima di scandali di diversa natura che ne hanno compromesso l’immagine. Frodi scientifiche, ma non solo.
Clamoroso quanto accadde nel 2006. Protagonista, Lawrence Summers, il controverso presidente di Harvard (ex ministro del Tesoro dell'amministrazione Clinton), costretto alle dimissioni dopo essere stato travolto dall’insurrezione dei cattedratici per aver collegato a «caratteristiche innate» la scarsa presenza di donne ai vertici delle carriere scientifiche. Da allora la supremazia di Harvard non appare più incontrastata, minacciata com’è dalla prepotente avanzata di due istituti britannici, Cambridge e Oxford, capaci negli ultimi anni di scavalcare perfino il mitico Massachusetts Institute of Technology.
Ora Harvard punta tutto sui cacciatori di bufale. Basterà questo per far tornare nel recinto i buoi ormai scappati?