Dalla Harvard university una luce rossa per individuare il carcinoma mammario

Il comune di Roma è il primo in Europa ad adottare un programma di diagnosi precoce del tumore al seno. Si sono attivati i laboratori diagnostici dell'Istituto di previdenza ed assistenza dipendenti del comune capitolino (IPA) che hanno realizzato una Unità senologica avanzata (Breast Unit Advance) dotata degli strumenti più innovativi come il Dynamic optical breast imaging (Dobi), un apparecchio di indagine che impiega una luce monocromatica che si blocca nelle zone del seno dove vi sono aree sospette cancerose e passa indenne dove il tessuto è sano. Con questa tecnologia (ComfortScam) è possibile individuare lesioni anche molto piccole, inferiori a due millimetri. Sviluppata in America nei laboratori della Harvard university, poi in Cina, si sta ora diffondendo in tutti i Paesi occidentali. E' un esame veloce (40 secondi) non invasivo e non doloroso, privo di radiazioni, coglie le variazioni di assorbimento della luce dei vasi sanguigni che alimentano il tumore già nelle fasi iniziali (angiogenesi). E' una metodologia che integra quelle già disponibili come la mammografia che nelle donne con mammella densa nella fascia di età 20-45 anni ha però una bassa sensibilità. Anche la Risonanza magnetica e la Pet, estremamente costose, possono non offrire risultati certi nella rilevazioni delle micro calcificazioni o nel caso dei piccoli tumori. La diagnosi precoce del cancro alla mammella consente di intervenire nella fase iniziale della crescita della lesione neoplastica ed è quindi di fondamentale importanza. Il tumore al seno è il più frequente nella popolazione femminile dei Paesi occidentali. La stessa Commissione sanità europea ha invitato quest'anno tutti i Paesi membri a raddoppiare gli sforzi per prevenire il cancro al seno e consentire diagnosi precoci. Suggerisce di effettuare 125milioni di esami all'anno ed oggi siamo a meno della metà. La Fondazione Veronesi ha lanciato la campagna «Mortalità Zero» entro il 2019 per i tumori al seno. Ogni anno questa neoplasia colpisce 37mila donne e causa 11mila decessi. È considerato un «Big Killer», in Italia setto donne su cento manifestano clinicamente un carcino ma mammario. In generale i tumori, tra cui quelli mammari, si formano nel tempo mediante l'accumulo di numerose alterazioni cellulari, correlate ad un processo neo-angiogenetico che rende possibile la proliferazione cellulare incontrollata, quindi cancerogena.