Hautacam, vince Piepoli Maglia gialla a Evans

Riccò (ora maglia a pois) l’aveva detto: "Tocca a lui". Il pugliese vince il tappone dei Pirenei, l’australiano maglia gialla per 1” su Schleck. Male Cunego e Valverde

Bisogna riscrivere i libri di geografia. Nelle nuove edizioni si leggerà che l'Italia può vantare tre catene montagnose: Alpi, Appennini, Pirenei. La terza ce la prendiamo di forza con le spavalde e incontenibili scorribande dei nostri ciclisti montanari, prima Riccò e poi Piepoli, il primo giovanissimo e il secondo antichissimo, amici e compagni di squadra, ma soprattutto signori delle cime già da molto tempo. Già dai tempi del nostro Giro. Ora anche in versione export. Spagna e Francia, che geologicamente dividono il mito delle montagne aride, nient'altro possono fare che subire l'incursione e mestamente applaudire gli invasori.

Diciamocelo senza falsa modestia: questa Italia del Tour sta decisamente entusiasmando. A livello di puro divertimento nazional-popolare. Purtroppo, non riusciamo a monetizzare tanta fantasia e tanto estro nella classifica generale. L'uomo designato a curare questo genere di affari, il nostro carissimo inviato Damiano Cunego, purtroppo mette il piede sulla mina del Tourmalet e salta per aria. A poco serve la valorosa riscossa sull'ultima salita: il distacco pesa già come pietra. Meglio, decisamente meglio sta Riccardino Riccò, ora nono. Ma non è certo notizia da farci saltare tutti sui tetti dei tram o dentro le fontane. L'Italia dà spettacolo, gli altri si stanno prendendo il Tour.

In fondo, anche la nostra bicicletta funziona come funziona il sistema-Paese: tanti exploit, tanti pezzi d'autore, tante creazioni firmate, ma anche disasatrosi bilanci globali. È il trionfo del made in Italy più vero e più sincero: siamo bravi quando ci gira, siamo bravissimi in una cosa, andiamo avanti a colpi di estro e di improvvisazione. Ma non abbiamo costanza, regolarità, tenuta. Siamo quelli di un giorno, non di una vita. Siamo belli e simpatici, eleganti e magari pure affascinanti, ma non contiamo nulla nelle stanze dei bottoni. Siamo gli italiani di sempre: irrequieti, inaffidabili, scostanti.

Basta leggerla con sano realismo, questa grande metafora che è il Tour 2008: mentre noi abbiamo già in tasca tre tappe, le tre tappe più belle e più importanti, gli altri occupano le suite dei piani alti. Guardandoli uno per uno, questi signori della nuova aristocrazia, sono da seduta psicanalitica. Da Evans, nuova maglia gialla, a Schleck senior, che lo incalza a un solo secondo, per arrivare fino a Menchov e a Sastre, non ce n'è uno che abbia sinora mostrato qualcosa di signorile e di speciale. Vanno a spasso sempre raggruppati, provano un allunghino e subito si riuniscono, probabilmengte attratti da uno speciale campo magnetico: quello dell'aurea mediocrità. Nel tappone pirenaico, sempre così: assieme sul Tourmalet, assieme fino sul traguardo di Hautacam. Sono i diesel dello sport. Sono i diesel della vita. Motori affidabili, motori robusti, motori che non si rompono mai: ma vietato chiedere una sgommata dove la strada chiama gas. Stavolta, l'unico ad uscire dai ranghi è Schleck, ma vedere come Piepoli e il suo compagno Cobo lo stritolano a tenaglia nel finale è spettacolo quasi patetico.

Senza offesa: sono vagamente depressivi. Noi siamo sempre pronti a decantare come roba finissima quella che viene dall'estero: ma se queste sono le nuove star, viva la follia di Riccò. Che magari è un po' ganassa, che magari non è ancora fenomenale come sembra, ma che quanto meno ha il talento del solista. Chi lo nega: dopo l'impresa di domenica, la fatica lo riporta subito nel gruppetto dei diesel. Ma non è poi così drammatico: piuttosto, possiamo tranquillamente dire che stanco com'è riesce comunque a tenere agevolmente il loro passo. Certo, inutile nasconderlo: ad un certo punto, ai piedi dell'ultima salita, abbiamo tutti quanti cullato il sogno di una notte di mezza estate. Io personalmente ho sognato che il nostro ragazzino bulletto e insolente, proprio come il giorno prima, ad un certo punto li prendesse tutti a schiaffi e andasse a firmare un fenomenale bis. Ho sognato persino che lassù, a impresa conclusa, trovasse pure la maglia gialla. E che poi, strada facendo, arrivando sulle Alpi nostre, facesse delirare di febbre estiva il suo amato Paese. Niente. Solo un sogno. Svanito all'italiana: per mancanza di continuità. Restiamo quelli dell'estro di un giorno solo. Per il momento.