Haven, bloccata la bonifica

Paola Setti

L’oro nero continuerà a gettare ombre minacciose sul fondo del mare di Arenzano, quello sui cui dall’aprile 1991 è adagiata la petroliera Haven, spettro fin troppo tangibile di un disastro ecologico. Era già una corsa contro il tempo così, che dal 2003 i rilievi segnalano il rischio di cedimento della struttura «a breve medio-termine». Ieri è slittato l’avvio della bonifica del relitto, le ultime 102 tonnellate di idrocarburi, e l’iter dell’assegnazione dei lavori rischia di dover ricominciare da capo.
La società che ha vinto l’appalto, la Rana Diving & Marine Contractor, alla quale ieri la Regione avrebbe dovuto consegnare ufficialmente i lavori, all’imbarco del Molo Giano non si è neppure presentata. Il direttore dei lavori incaricato dalla Regione di valutare il rispetto del contratto, la settimana scorsa aveva segnalato alcune «carenze sostanziali» nei piani operativi redatti dalla ditta. In particolare l’instabilità dell’imbarcazione principale da impegnare nella bonifica, quella cui dovranno agganciarsi le campane pressurizzate che, a 50 metri di profondità, per due mesi ospiteranno, giorno e notte, due squadre di eroici sommozzatori che non potranno riemergere fino a conclusione dei lavori. Il tutto, spiegano i tecnioci della Regione, quando proprio la sicurezza del sistema di immersione in saturazione, oltre che dell’ambiente, era il vincolo principale.
Trattasi di pericolo non affrontabile, spiega la Regione, perché un qualunque inconveniente metterebbe a rischio la vita dei sub. «Riteniamo la salvaguardia dei lavoratori e dell’ecosistema prioritaria rispetto all’urgenza dell’intervento - spiega l’assessore all’Ambiente Franco Zunino -. Speravamo che la società sarebbe riuscita a fare le integrazioni richieste entro il termine previsto, anche se già avevamo subodorato uno slittamento». Così, ieri la capitanieria di porto non ha emesso la prevista ordinanza di interdizione della navigazione e delle immersioni nella zona del «cantiere». E la Regione ha dato il via al count down, 15 giorni che l’azienda ha per regolarizzare il tutto. «Se Rana spa non è in grado di garantire la sicurezza e le altre condizioni del capitolato valuteremo l’ipotesi di una rescissione del contratto» annuncia Zunino. E poiché in ballo ci sono 5 milioni di euro di fondi investiti, un rischio ambientale neppure quantificabile e un danno di immagine per la Regione, spiega Zunino che «ci riserviamo azioni a tutela dell’interesse pubblico, come una richiesta di risarcimento danni». De Ferrari aveva anche già mandato gli inviti, decine di convocazioni per la bonifica che non c’è.