Heathrow in tilt, la salvezza arriva da Milano

Perse nel nuovo terminal 5 dello scalo britannico oltre 28mila valigie. Saranno portate in camion e smistate dall’Italia. Da ieri un'azienda che opera vicino a Linate, si occupa di risolvere l'emergenza

da Milano

Ride, Giovanni Pinelli. «Eh eh! Non so quanti bagagli persi mi manderanno da Londra. Ma più me ne mandano più sono contento! È il mio lavoro, no? Certo, non so se me li manderanno tutti e ventottomila. A me andrebbe benone! Ma qualcosa dovranno fare anche loro, no?». E giù un’alta risata. Un altro, al posto suo, andrebbe in giro impettito di orgoglio nazional-aziendale. Perché non capita tutti i giorni che il Times debba dedicare una pagina intera a raccontare come il regno di Sua Maestà si sia piegato, per risolvere i propri guai, a chiedere aiuto da questa parte delle Alpi. E invece è proprio quel che sta accadendo: di fronte alla catastrofe di Heathrow, l’aeroporto londinese precipitato nel caos dopo il fiasco del terminal 5, sommerso da una montagna di bagagli smarriti che ormai sfiora la cifra surreale di trentamila valigie, non hanno saputo trovare altra strada che implorare il soccorso di una azienda italiana. Una piccola azienda. La Obx. Cioè lui, Pinelli.
La Obx ha il quartier generale di un capannone a Rodano, un paese attaccato alle piste dell’aeroporto di Linate. Ed è qui che da ieri stanno arrivando i camion della British Airways carichi di bagagli in cerca di padrone. La montagna di valigie viaggia via terra anziché via aria - anche se da Londra a Milano ci vogliono, a metterci poco, ventiquattr’ore - perché farle passare tutte per il triplo controllo ai raggi x porterebbe via ancora più tempo. Così, camion dopo camion, sbarcano a Rodano. «Prima mi hanno chiamato, sorry, Giovanni, possiamo mandarti duemila valigie? Poi altre duemila. Poi altre duemila, eh eh!». Di Pinelli e della sua Obx la British Airways sa, evidentemente, di potersi fidare. Da dieci anni è Pinelli a occuparsi delle valigie che vengono smarrite in Italia e in Germania. È uno specialista del lost and found, uno che conosce a menadito le procedure misteriose degli aeroporti, dei toboga, delle dogane, dei computer. «Arriva una valigia con il suo codice a barre, io da lì risalgo al proprietario, gli telefono. Quello magari è a Copenaghen e si stupisce un po’ quando scopre che da Londra la sua valigia è finita a Milano, ma poi noi gli spieghiamo che gliela faremo avere davanti alla porta di casa. Ed è tutto contento. Bello, no?».
Ancora più bello che la mitica British Airways abbia dovuto abbassare l’orgoglio britannico e - mentre Gordon Brown si presentava in conferenza stampa a chiedere scusa ai passeggeri inferociti e alla nazione - bussare per aiuto alle porte di questo bistrattato paese. Lui, Pinelli, sa d’altronde che davanti al caos primigenio dei nastri trasportatori tutto il mondo si assomiglia. «È inevitabile! Almeno un paio di volte all’anno, un grande aeroporto fa bum! Scoppia, va in tilt! Fa bum Heathrow, fa bum Malpensa, fa bum Fiumicino. E noi siamo qui per questo, no?».