Heidi verso l’addio al primo voto scomodo

Chi le ha parlato solo da poche ore dice che il momento arriverà, sì. Ma che non è questo, non ancora. Heidi Giuliani ci ha pensato alle dimissioni e lei stessa non ne fa mistero. Non regge, tutto qui. I giochi di palazzo, le modalità tortuose della politica, e poi la coerenza, diamine, la coerenza, che come fa la mamma di Carlo, il simbolo dei movimenti no global e pacifisti, a votare sì all’Afghanistan, o alla Tav, o alle basi Usa? L’ha fatto il giorno che è caduto il governo, è vero, lo rifarà oggi rivotando la fiducia su quei 12 punti che pure nulla hanno a che spartire con la sinistra che rappresenta, e sia. Ma poi basta, ha confidato ai suoi.
Il travaglio, quello con la minuscola s’intende, è tale che le voci son circolate. Lei ieri ha smentito, riconfermando la sua lealtà al gruppo di Rifondazione. Non si dimetterà oggi né domani, non seguirà la collega Franca Rame, che sbatterà la porta subito dopo aver schiacciato il pulsante verde. «Non sono una tecnica della politica e ho avuto molte remore ad accettare di diventarlo entrando in Senato con il gruppo di Rifondazione - ha spiegato ieri -. Il mio travaglio, che è quello di una militante della sinistra, è certamente condiviso da tanti altri compagni, ma non ha niente a che fare con la mia ferma lealtà nei confronti del gruppo. Come tanti altri ho certezze, indecisioni, confusioni: di una cosa però sono sicura. Se dovessi decidere di non riuscire a reggere il ruolo di senatrice i primi a saperlo sarebbero i miei compagni del gruppo, in particolare il presidente Giovanni Russo Spena. E sarà dunque il gruppo, eventualmente, a rendere pubblica la mia decisione».
E allora la domanda non è «se», ma «quando», confidano i suoi amici, quelli che le parlano tutti i giorni. È la più «sofferente» fra i senatori, dicono, affaticata «perché per reggere i ritmi qui ci vuole il fisico» scherzano, e «a disagio per la collocazione nel palazzo», insomma il luogo non le appartiene. E poi ci sono le problematiche politiche, che creano incertezze e dubbi, appunto, «a tutta Rifondazione ma a lei in particolare». E allora «non si esclude che se la corda si spezza Heidi possa lasciare, magari su votazioni troppo impegnative». Quando, appunto. Forse sull’Afghanistan, forse sulla Tav, insomma, par di capire, sulla questione che per prima verrà messa ai voti.