Henry, vincere tutto a casa Platini

Sempre pericoloso contro gli azzurri ma a segno una sola volta: l’ultima. E Trezeguet guarda, anche se nella Juve è capocannoniere

da Milano

Vuol goderselo qui, in Italia: a casa Platini. E alla faccia di Platini. Dove Michel è stato grande e lui solo un cenerentolo, rinnegato e forse incompreso. Stasera sul prato di San Siro si incroceranno tante strade, la via del gol di Thierry Henry e la via dei ricordi di Platini, la via dell’eterna promessa di Nicolas Anelka, che gli inglesi chiamavano «the incredible sulk», «l’incredibile imbronciato», e che non ha mai cambiato faccia, e quella da killer senza pistola di David Trezeguet che in Italia è arrivato a 99 gol in serie A, è già il capocannoniere del nostro campionato, in nazionale ha una media reti superiore ad Henry, ma non sta nelle grazie di Domenech.
Stasera Thierry potrebbe segnare il gol numero 41, una rete per la Francia, un bon bon per il suo Ego: 41 come quelli di Platini in nazionale, realizzati a 21 anni di differenza. Il top dei top per il libro dei record francese. Michel ci mise meno tempo (72 partite), Thierry oggi giocherà la 94ª. Platini ci mise undici anni, Henry è ancora nel decimo. Michel chiuse il conto in un quarto di finale della coppa del mondo in Messico (’86) contro il Brasile, finito ai calci di rigore in una sfida rimasta memorabile. Thierry potrebbe ingioiellare la sua sfida con l’Italia tenendo fede alla fama del diavolo che veste Bleus: ha vinto tre partite su quattro contro gli azzurri, ogni volta ha fatto qualcosa per il buon ricordo e nell’ultima ha segnato la rete (la prima nel suo carnet) che ha lanciato il segnale d’allarme a Italia nostra. Henry e San Siro, Henry e l’Italia, Henry e Platini tutte sfide che rischia di vincere. Un giorno Michel disse che Thierry gli ricordava Boniek. Oggi forse ha cambiato idea ed è Henry il Nembo kid che cerca eredi.
Henry e Trezeguet sono le facce contrastanti che si specchiano in questo Italia-Francia. C’è chi conta a prescindere, e chi fa di tutto per contare ma deve sistemarsi in panchina. Trezegol qui è un re, Henry un cannoniere a cui nessuno ha creduto. Henry, in nazionale, ha posto garantito anche se non ha ancora segnato nel campionato di Spagna, pur se è rimasto fermo quattro mesi l’anno passato, ed anche se non è nel suo miglior periodo di forma, tanto che Rijkaard a Barcellona lo ha fatto partire dalla panchina. Un piccolo scossone alla fama. «Ho preso un palo a destra ed uno a sinistra, se alla prossima occasione colpisco la traversa, qui mi dovranno regalare un kit con i gol e istruzioni incorporate», ha raccontato per prenderla con un sorriso. Che altro dire? A Barcellona non è facile portare sulle spalle il mitico «14» che fu di Cruyff.
Invece Trezeguet, in campionato, ha già ritrovato il feeling con la rete (quattro), guida la truppa dei marcatori, conosce i nostri difensori e sa come giocarseli (vero, non ci vuole l’Einstein del gol per fare fessi Cannavaro e Barzagli). È arrivato in Italia quando Thierry ha richiuso le valigie mettendoci dentro ben poco: 16 partite e 3 gol. Ha fatto fortuna alla Juve dove ha imperato Platini e dove Thierry non è stato capito. «Non è altro che football, cioè pallone», la filosofia di Thierry non si è mai discostata da questa frase. Ma oggi è anche business che l’ha spinto a chiudere con la moglie inglese, a lasciare la figlia Tea in Inghilterra. Capita nella vita come nel calcio: Thierry e Trezeguet sembravano la coppia più credibile del mondo per la Francia. Poi Domenech l’ha pensata diversamente. Trezegol si è mangiato il rigore della finale. Thierry sta mangiando il tempo e il ricordo dei grandi cannonieri. L’ultima volta che hanno giocato insieme, la Francia è franata contro l’Argentina in amichevole (1-0). Da allora la squadra ha ripreso a vincere, ed Henry ha segnato il gol numero 40 in Slovacchia, quindici giorni fa. Cannoniere casalingo più che esterno, ma l’ultima volta a San Siro, con l’Arsenal, ha realizzato la doppietta che mandò l’Inter al naufragio (5-1). Ideale per un cultore degli astri come Domenech.