Hera punta su un’intesa a tre prima con Iride e poi con Acea

da Milano

La mossa del sindaco di Brescia, Paolo Corsini, di proporre a Iride (la società nata dalla fusione di Aem Torino e Amga Genova) un’alleanza con Asem (Aem Milano più Asm Brescia) sembra aver avuto come effetto un rinnovato interesse di Hera (la multiutility emiliano-romagnola) per Iride. Che da Cenerentola rifiutata dai bolognesi, potrebbe trasformarsi nel partner conteso tra lombardi ed emiliani. Spunta così l’ipotesi di integrazione a tre, ma in due fasi: prima un’aggregazione fra Hera e Iride, poi un patto anche con l’Acea di Roma. Potrebbe essere questa la soluzione che verrà adottata dai soci pubblici di Hera che martedì prossimo a Bologna dovranno decidere con quale società, fra Iride e Acea, avviare trattative riservate. Il presidente di Hera, Tommaso Tomasi di Vignano, ha incontrato in settimana i vertici di Iride e di Acea. Ora la decisione spetta al patto di sindacato fra i 163 comuni che controlla il 58% del capitale di Hera. «I soci romagnoli tifano Iride, mentre Bologna e Ferrara sono per Acea. C’è poi anche una soluzione a tre, in due tempi, che non è da escludere» sostiene una fonte riferita dall’agenzia Reuters.
Se la fusione a tre dovesse andare in porto, la nuova società avrebbe una capitalizzazione di circa 8 miliardi, leggermente inferiore a quella di Aem-Asm, ma con un mercato che copre quattro regioni: Emilia Romagna, Lazio, Piemonte e Liguria. E sono proprio la dimensione e la forza che riuscirebbe a mettere assieme il nuovo possibile polo che hanno allarmato i vertici di Asem, mettendo in moto il sindaco di Brescia, Corsini.
La scorsa settimana Corsini ha infatti incontrato il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Al centro dei colloqui l’ipotesi di un’integrazione fra il Polo di Torino e Genova con quello nascente fra Milano e Brescia. Corsini si è anche fatto promotore di un vertice a quattro con i sindaci di Milano e Genova, da tenere prossimamente, per stringere sul progetto che punta a creare una società che va da Genova fino al Veneto. In pratica tutto il Nord del Paese. «Per prevenire uno scenario di questo tipo, sembra più probabile che Hera decida di avviare negoziati in esclusiva con Iride e in un secondo tempo con Acea» ha detto un’altra fonte a Reuters.
Acea è controllata al 51% dal Comune di Roma, Iride dalla finanziaria Fsu (51%) in cui i comuni di Genova e Torino hanno quote paritetiche. Una fusione fra le tre aziende consentirebbe ai soci pubblici di mantenere sempre il 51% del capitale, con i comuni emiliano romagnoli che avrebbero comunque la maggioranza relativa nel capitale del nuovo gruppo.