Un Hercules per i piloti di domani 200 ragazzi al battesimo dell’aria

Quando il portellone posteriore dell’Hercules C-130J si apre nel vuoto sopra il lago Maggiore, a spalancarsi sono pure le bocche dei ragazzi a bordo. Già, nemmeno a chi di eliche e motori ha fatto una passione di studio (e forse di vita) capita tutti i giorni di allacciare le cinture e decollare su un colosso da 40,4 metri di apertura alare e 79mila chilogrammi di peso. Quaranta minuti buoni di volo per un’emozione che «nessuno potrà dimenticare», come ripetono in coro i protagonisti, spettinati e con l’aria di essere saliti su una giostra da cui non avrebbero mai voluto scendere.
Cronaca di una giornata particolare per i primi duecento giovani ospiti dell’Aeronautica Militare. Merito del Museo della Scienza e della Tecnologia «Leonardo da Vinci», co-promotore del corso «Conoscere l’aviazione» dedicato a più di 600 studenti degli istituti Maxwell di Milano e Itis di Gallarate. Un cammino di lezioni teoriche iniziato al museo e conclusosi sulla pista di Cameri (Novara), con le emozioni in presa diretta. Accompagnati dal colonnello Gian Mario Morresi, comandante comando aeroporto di Cameri, e da Fiorenzo Galli, direttore generale del Leonardo da Vinci, la vivace truppa dei diciottenni ha potuto visitare il Reparto manutenzione velivoli. L’hangar dove sono parcheggiati i mitici Tornado per farsi curare dalle mani sapienti degli ingegneri aeronautici italiani. E poi tutti con il naso all’insù ad ammirare il nuovo caccia Eurofighter, ultima generazione e multiruolo, fiore all’occhiello dei costruttori di Gran Bretagna, Germania, Spagna e Italia.
Seconda tappa del tour il centro d’addestramento per tecnici manutentori. Sala ipertecnologica con tanto di simulatore capace di restituire in ambiente virtuale le condizioni d’emergenza estrema, tipo l’incendio di un motore. Spiega il tenete colonnello Marco Fradrigada: «I nostri operatori affrontano un tirocinio di due mesi con esercitazioni pratiche guidate dal computer. Questo per evitare che si mettano alla prova direttamente su aerei veri». Detto fatto: gli studenti dimenticano la playstation di casa, si incollano ai monitor e maneggiano la cloche come nemmeno in Top Gun.
La nebbia, finalmente, è salita: adesso si vola. Patrizio e Aldo fremono. «Sogniamo di fare i piloti, proveremo in Accademia». Una compagna di classe scuote la testa: «Io no, troppa fifa». Scatto d’orgoglio. «Ma loro li comanderò lo stesso: dalla torre di controllo».