Herminia Martínez Amigó

Questa spagnola nacque nel 1887 a Puzol, nell’arcidiocesi di Valencia. La sua era una famiglia agiata e di profonda religiosità. Herminia nel 1916 si sposò con un giovanotto altrettanto agiato e fervente cattolico. I coniugi ebbero due figlie, ma queste bambine morirono in tenerà età l’una dopo l’altra. Herminia non riuscì ad avere altri figli e si consacrò alle opere di carità a tempo pieno. Iscritta da sempre all’Azione Cattolica, era donna da messa quotidiana, abitudine cui dovette rinunciare quando si ammalò di cuore. Ma, nella sua casa, di quotidiano rimase la recita del rosario, cui si univa anche il marito. Donna Herminia, non avendo nessuno a cui lasciare i suoi beni, li investì nel miglior modo, fondando una società per la cura dei malati poveri. Per sé tenne lo stretto necessario, il resto lo profuse nella fondazione. Ma venne la guerra civile del 1936. Solo 26.000 soldati si unirono agli insorti nazionalisti, mentre 33.000, più tutta la Marina, restavano fedeli al governo repubblicano. Sì, gli ufficiali optarono quasi tutti per l’alzamiento, ma finirono generalmente fucilati. Insomma, la rivolta poteva essere schiacciata in una settimana se uomini e risorse non fossero stati troppo impegnati nella caccia al prete e al cattolico in genere. La maggior parte dei cattolici, infatti, fu massacrata nei primi sei mesi di guerra. Si aggiunga l’enorme quantità di benzina sottratta ai veicoli per dar fuoco a chiese e conventi. Anche Herminia e suo marito, pericolosissimi reazionari, furono regolarmente “giustiziati”, dopo breve detenzione, in località Gilet.
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