Hesse narrò la sua apparizione

Apparizioni. «... E dal vuoto del teatro udii sonare una musica, una musica bella e terribile, la musica del Don Giovanni che accompagna la comparsa del convitato di pietra. Le note gelide squillavano paurosamente nell'ambiente spettrale come venissero dall'aldilà, dagl'immortali. “Mozart!” pensai evocando le visioni più care e più elevate della mia vita interiore. In quella scoppiò dietro a me una risata, una risata limpida e gelida, da un mondo di dolori sofferti, un mondo inaudito, sorto dall'allegria degli dei. Mi voltai beato e gelato da quella risata ed ecco passare Mozart sorridendo e avvicinarsi tranquillamente. Per parte mia lo seguii avidamente, quel dio della mia gioventù, quella meta perpetua del mio affetto e della mia venerazione. La musica continuava. Mozart si affacciò al parapetto del palco: il teatro invisibile era avvolto in una tenebra senza limiti. “Dove siamo” domandai. “Siamo all'ultimo atto del Don Giovanni. Leporello è già in ginocchio. Una scena splendida, e anche la musica, non faccio per dire, è discreta. Anche se contiene ancora molti lati umani, vi si sente già l'aldilà, la risata... non è vero?”. “È l'ultima musica grande che sia stata scritta” proclamai solennemente come un maestro di scuola. “Certo ci fu poi anche Schubert, anche Hugo Wolf, e non bisogna dimenticare il povero stupendo Chopin. Maestro, lei aggrotta la fronte... Sì, sì, c'è stato anche Beethoven, meraviglioso anche lui. Tutto questo, però, per quanto sia bello, ha del frammento, vi è qualche cosa che si dissolve: ma un'opera di getto, un'opera perfetta gli uomini non l'hanno più fatta dopo il Don Giovanni”. (Hermann Hesse. Il lupo della steppa)
pietro.acquafredda@fastwebnet.it

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