GLI HEZBOLLAH DELL’UNIONE

Puntuale come il ritorno a scuola, ritorna anche il conflitto di interessi, un modo per dire che i cittadini sono, sì, tutti uguali, ma che uno è meno uguale degli altri e non gode di tutti i diritti costituzionali, provate a indovinare chi. Per fortuna, la sinistra italiana è divisa fra persone di buon senso e gli hezbollah della politica secondo cui Silvio Berlusconi andrebbe colpito con ogni mezzo, peccato che le cinture esplosive non siano di moda.
Il Presidente del Senato Franco Marini, che guida il partito del buon senso, ha detto che non è immaginabile una legge concepita per colpire proprio quel singolo cittadino che guida l’opposizione dopo aver guidato il Paese per cinque anni. Aggiungiamo noi che il conflitto di interesse di una parte della sinistra in questa vicenda è manifesto e scandaloso.
La riflessione della seconda carica dello Stato, appoggiata dalla sinistra liberale e civile che non ama roghi, le liste di proscrizione e i riti satanici in democrazia, ha riportato comunque la questione all’ordine del giorno, visto che c’è chi vuole rifare la legge soltanto per liquidare politicamente Berlusconi.
E allora ricordiamo i fatti. Durante la legislatura 1996-2001 con maggioranza di centro sinistra e i governi Prodi, D’Alema e Amato, la questione fu affrontata di comune accordo dal centro destra e dal centro sinistra e di comune accordo fu scritto il testo di una legge che piacque a tutti. Quella legge sul conflitto di interessi volò alla Camera, dove fu approvata a larghissima maggioranza; per fermarsi però al Senato perché nel frattempo era fallita la Bicamerale e la sinistra fece sapere all’Italia che quel che era buono e giusto a Bicamerale aperta, diventava di colpo cattivo e iniquo a Bicamerale chiusa. Fu così che la sinistra italiana, pur avendo una larga maggioranza si rifiutò di legiferare lasciando marcire la questione.
Seconda puntata: siamo nella scorsa legislatura, quella con Berlusconi presidente del Consiglio sostenuto da una larghissima maggioranza che ritiene giunto il momento per chiudere l’annosa faccenda. Il centro destra riprende il testo della legge che il centro sinistra aveva già accettato e votato alla Camera nella legislatura precedente quando era al comando, e finalmente la legge si fa. Ricordo che un commentatore liberale poco tenero con Berlusconi come l’ambasciatore Sergio Romano commentò sul Corriere della Sera dicendo più o meno che sì, è vero, c’era stato un conflitto di interessi ma non per colpa di nessuno. C’era stato perché mancava una legge precedente il conflitto stesso. Di qui la saggezza di una soluzione onesta e non punitiva, perché non è accettabile l’eliminazione dalla gara politica di un leader sulla base di una situazione precedente e non regolata da leggi.
Non intrattengo poi il lettore sulla nota ovvietà: Berlusconi (purtroppo, dal mio punto di vista) non esercita alcun controllo politico sulle proprie televisioni: le sue sono televisioni generaliste e commerciali per le quali il denaro non ha colore politico e quando ce l’ha è anti-berlusconiano. Lasciamo perdere questo aspetto paradossale e restiamo alla politica ordinaria dove vediamo di nuovo in azione la roulette russa del solito conflitto di interessi, con la sinistra illiberale che sogna di far scattare il grilletto sull’odiata tempia.
Essendo questo lo stato dell’arte, noi pensiamo che Berlusconi dovrebbe affrontare la battaglia mostrando quanto forte sia oggi il consenso popolare che lo vuole leader unico e in crescita del centro destra. Se la politica è tornata, è tornato anche il momento di mostrare qualche muscolo che non sia soltanto quello del sorriso.
p.guzzanti@mclink.it