Hezbollah minaccia nuovi rapimenti

Gerusalemme rifiuta la mediazione del gruppo sciita nel caso Shalit

Hezbollah si fa beffe dell’approccio al dialogo dei Paesi arabi moderati - Egitto, Giordania e in minima parte Arabia Saudita - con Israele. Lo fa con un’offerta del leader Hassan Nasrallah di negoziare al posto del Cairo tra Hamas e Israele per la liberazione del soldato di Tsahal, Gilad Shalit, rapito nel 2006 a Gaza - subito rifiutata da Israele - seguita immediatamente dalle minacce del numero due del movimento. Naim Kassam, vice di Nasrallah, ha detto in un’intervista a un quotidiano del Qatar che Hezbollah prepara nuovi sequestri di soldati israeliani. Con lo scambio di prigionieri di pochi giorni fa, scompare un’altra delle giustificazioni della «resistenza» armata delle milizie: Israele non ha più detenuti libanesi. Kassam si affretta a specificare che Hezbollah ha comunque ancora bisogno dei suoi kalashnikov - la risoluzione 1701 dell’Onu chiede il disarmo di tutte le milizie libanesi dal 2004 - per via dei continui sorvoli israeliani e per vendicare la morte del suo comandante Imad Mughniyeh. È stato ucciso da un’esplosione a Damasco, a febbraio. Il movimento sciita accusa dell’attentato i servizi segreti israeliani.
Le minacce di Hezbollah arrivano dopo giorni di intensi festeggiamenti in seguito alla scambio di prigionieri, definito un «trionfo» mediatico per il Partito di Dio persino dal New York Times. Il tappeto rosso steso a Beirut ad accogliere i cinque membri di Hezbollah rilasciati è per la propaganda del gruppo un’ulteriore prova che il suo approccio armato a Israele porti risultati. Hezbollah, l’alleato dell’Iran, sfida con le sue celebrazioni le politiche dei Paesi arabi moderati, sostenuti dalla comunità internazionale: le mediazioni del Cairo tra Hamas e Israele e tra Hamas e Autorità nazionale palestinese; i lenti negoziati dell’Anp con l’esecutivo Olmert; i tentativi di Riad di presentare un piano di pace. Nasrallah, dalle tv arabe satellitari, propone la sua alternativa, forte dell’ultimo «successo» mediatico: la sua «strategia di difesa» - riferimento alle sue prossime azioni militari - annunciata mercoledì, altri sequestri, l’incessante riarmo nel sud del Libano, mentre le intelligence occidentali temono un nuovo conflitto.