Hezbollah: «La reazione sarà durissima»

Marta Ottaviani

Hanno promesso che gliela faranno pagare. Tutti. Hezbollah, Hamas, la Jihad islamica e anche le Brigate Al-Aqsa, ieri hanno apertamente minacciato Israele di vendicarsi per la strage di Cana, nella quale hanno perso la vita 37 bambini. Un fronte comune che in passato raramente è stato così compatto e del quale, stando alle sue dichiarazioni, dovrebbe iniziare a preocupparsi anche l’Occidente. Parole cariche di odio, che spesso non si riferiscono solo al conflitto israelo-libanese in corso, ma A tutti gli espisodi di violenza che hanno segnato la drammatica storia del Medio Oriente.
Il primo a prendere la parola, ieri mattina e a poche ore dall’attacco, è stato Hezbollah. Tramite la tv Al Manar, vicina al movimento sciita, ha annunciato che «la strage di Cana non rimarrà senza una risposta adeguata». E dopo poco più di un’ora è arrivato anche il comunicato ufficiale, diffuso dall’agenzia libanese Nna. Il Partito di Dio ha definito l’attacco compiuto la notte scorsa da Israele «una svolta importante e pericolosa nell’andamento dell’attuale guerra», che porterà «o all’arresto totale dell’aggressione o a reazioni di cui tutto il mondo che tace o collabora con Israele dovrà portare la responsabilità».
Poi la minaccia diretta contro lo Stato ebraico, per bocca di Hussein Hjj Hassan, un alto esponente di Hezbollah, e trasmessa dalla tv libanese Lbc: «Israele si aspetti una sorpresa oggi o domani». Lasciando intendere che, come aveva detto il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, adesso i missili dei guerriglieri potrebbero colpire il Paese in profondità, ben oltre Haifa.
La posizione del Partito di Dio è stata appoggiata da Hamas, che controlla il governo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Mushid al Masri, portavoce dell’organizzazione ha dichiarato: «Di fronte a questa guerra contro le nazioni arabe e musulmane tutte le opzioni sono aperte, compresa quella di colpire in profondità l’entità sionista». Precisando che ormai lo Stato ebraico ha superato ogni limite.
Pesanti avvertimenti a Gerusalemme sono arrivati anche dalla Brigate al Quds, braccio armato della Jihad islamica, che parla senza mezzi di «una serie di missioni suicide nei prossimi giorni». «Dopo i continui attacchi e i vasti massacri commessi dal nemico sionista a Gaza, in Cisgiordania, nel sud del Libano e a Cana - ha dichiarato il movimento - sono state date nuove istruzioni al braccio armato, in particolare in Cisgiordania, perché i combattenti delle brigate di Al Quds agiscano molto rapidamente e commettano attentati suicidi». Proprio alcuni guerriglieri della Jihad ieri sera hanno assaltato la sede Onu a Gaza.
Ancor più duri i toni utilizzati dalle Brigate dei Martiri di al Aqsa, ala militare di Al Fatah, partito che fa capo a Mahmoud Abbas (Abu Mazen, ndr), il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese. L’organizzazione minaccia non solo Israele, ma anche l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti. «D’ora in avanti - si legge in un comunicato - considereremo gli Stati Uniti e certi Paesi occidentali come bersagli».