Hezbollah, soldati israeliani morti in cambio di una spia libanese viva

Le spoglie consegnate alla Croce rossa e poi a Gerusalemme sono ancora da identificare

L'annuncio di Al Manar, la televisione di Hezbollah, in Israele ha colto tutti impreparati. «Stiamo consegnando alcune salme dei soldati israeliani uccisi nella guerra di luglio» ha dichiarato il responsabile per la sicurezza di Hezbollah, Wafik Safa. Dal primo ministro all'esercito, nessuno si aspettava una mossa simile dal «Partito di Dio». Eppure, poco dopo aver scortato fino al confine col Libano Nassim Nisr, una spia di Hezbollah che aveva scontato sei anni di carcere, gli agenti di Tel Aviv si sono visti consegnare da un mediatore del Comitato internazionale della Croce rossa una bara, poco più piccola di un metro, con i resti dei soldati caduti nella guerra del 2006. Subito si sono diffuse voci su un accordo fra lo Stato ebraico ed Hezbollah, che tiene ancora prigionieri Ehud Golwasser e Eldad Regev. Voci che però sono state prontamente smentite dal portavoce del primo ministro Olmert, che ha spiegato come non ci fosse nessun accordo relativo alla liberazione di Nassim, ma che la restituzione di ciò che resta dei corpi dei soldati uccisi sia stata un atto unilaterale deciso da Hezbollah.
Lo scambio, se di scambio si può parlare, è avvenuto al posto di frontiera di Rosh Hanikra, da cui poi i resti sono stati portati all'Istituto di medicina legale di Abu Kabir, per cercare di identificare i caduti dopo un primo esame fatto dagli esperti dell'esercito, colto di sorpresa dalla mossa del gruppo terroristico libanese. Una mossa che potrebbe essere stata ispirata dalla regia tedesca: ieri infatti, oltre al mediatore Gerhard Konrad, che avrebbe convinto i rappresentanti del «Partito di Dio» a riconsegnare i resti, a Beirut era presente anche il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, che si è detto molto felice dell'accaduto. «Credo sia importante che siano stati fatti dei passi in questa direzione - ha dichiarato dopo un colloquio col premier libanese Fouad Siniora -. Ora non resta che sperare che portino un nuovo dinamismo e una nuova linfa nei colloqui fra le due parti». Soltanto una settimana fa il leader Sayyed Hassan Nasrallah in un discorso pubblico aveva promesso che tutti i prigionieri, compreso il killer Samir Qantar, sarebbero presto stati rilasciati. Un entusiasmo che non sembra essere condiviso da tutti: il governo di Gerusalemme, almeno per ora, non ha intenzione di procedere a uno scambio di prigionieri, anche perché nello stesso discorso, Nasrallah aveva rifiutato di dire se i due riservisti fossero ancora vivi. Di certo, lo scorso 19 gennaio, il leader sciita aveva dichiarato che i suoi miliziani conservavano teste, mani e piedi di tutti i soldati israeliani uccisi nei 34 giorni della guerra.
Intanto, dal lato libanese del confine, Nasser è stato accolto come un eroe da Naim Qawuq, comandante militare di Hezbollah nel Sud del Libano, fra lanci di petali di rose e raffiche di mitra in aria. Dal palco che gli era stato preparato in un campo da calcio a Naquora la spia, infatti, ha dichiarato di aver agito come «un patriota libanese e un buon musulmano», nonostante avesse da anni la cittadinanza israeliana, ora revocatagli. La madre di Nassim, infatti, è un’ebrea di Beirut, poi convertitasi all’Islam sciita. E proprio assieme alla madre Valentine e al fratello Umran, Nassim è tornato al suo villaggio, nelle vicinanze di Tiro. «Mio fratello Nassim ha subito torture e maltrattamenti dagli israeliani - ha dichiarato Umran - ora vuole solo riposare».