Hilary Swank esorcista in Louisiana

L’attrice è una ex pastore protestante nell’insolito horror «I segni del male»

Il Dio dei protestanti è più vicino a quello ebraico che a quello cattolico: è il Dio della vendetta, non il Dio del perdono; il Dio del diluvio (l'unico genocidio umano e animale su scala globale), non il Dio della croce. I segni del male (in originale The Reaping, La falcidia) di Stephen Hopkins (Spiriti nelle tenebre, Under Suspicion, Tu chiamami Peter) ne compendia il fondamentalismo: ambientato nella Louisiana di oggi, evoca, se non il diluvio (quello c'è già stato nella realtà, sotto il nome di uragano Katrina), le piaghe d'Egitto.
In un cattolico esse suscitano orrore per chi le scatena e solidarietà per chi le subisce. Nei Segni del male, invece, le piaghe sono la manifestazione del Bene contro il Male, contro il quale tutto è lecito: acque che si fanno sangue, moria di pesci, rane e primogeniti umani, invasione di cavallette, pustole, folgori... L'intero repertorio biblico-ebraico s'abbatte dunque su una piccola comunità, mentre un'ex pastore protestante (Hilary Swank) - che ha perso la fede con la morte della figlia e del marito in Sudan (!) - giunge a fronteggiare i misteriosi flagelli armata di razionalità, salvo presto aderire all'irrazionalità di chi vuole uccidere la presunta responsabile di tutto, una ragazzina (Annasophia Robb) alla svolta puberale, segnata dalla comparsa delle regole.
Tracce dell'Esorcista, di Carrie e Signs? Certo, ma qui la logica è antagonista: soggetto di Brain Rousso e sceneggiatura di Carey e Chad Hayes danno poteri soprannaturali non al Male, ma al Bene, che uccide chi potrebbe uccidere (e anche chi non ucciderebbe, ma è nei paraggi). È il Dio della guerra preventiva. Se si coglie questo lato insolito e ambiguo, questo polpettone diventa quasi apprezzabile.

I SEGNI DEL MALE di Stephen Hopkins (Usa, 2006), con Hilary Swank, Annasophia Robb. 110 minuti