Hillary Clinton è furiosa "Puniremo i colpevoli" Assange rischia grosso

Il segretario di Stato risponde alle &quot;notizie&quot; di Wikileaks: &quot;La politica estera americana si fa a Washington, non via e-mail&quot;. <strong><a href="/interni/la_clinton_furiosa_puniremo_colpevoli/30-11-2010/articolo-id=490340-page=0-comments=1">Assange rischia grosso</a></strong>. A chi giovano le rivelazioni? <strong><a href="/esteri/a_chi_giovano_rivelazioni_wikileaks_ecco_tre_ipotesi/cina-israele-stati_uniti-assange-wikileaks/30-11-2010/articolo-id=490502-page=0-comments=1">Ecco tre ipotesi</a></strong>

Il giorno dopo l’inizio delle rivelazioni del sito Wikileaks l’America rilancia. La falla nel sistema di protezione dei dati fa male a Barack Obama e al segretario di Stato Hillary Clinton. Ed è lei a parlare. È lei a minacciare. L’obiettivo è Julian Assange, il fondatore di Wikileaks: «Linea dura contro chi ha rubato quei documenti». È la prima volta che un esponente dell’amministrazione usa toni così diretti. È la prima volta che il governo Usa dichiara guerra al sito, ai suoi creatori e ai suoi eventuali protettori. E lo fa nel giorno in cui altre rivelazioni fanno il giro del mondo. C’è, per esempio, la riunione segreta fra il ministro degli Esteri Franco Frattini e il segretario della Difesa americano, Robert Gates, su Afghanistan e Iran, l’incontro confidenziale degli americani con Piero Fassino, e quello con gli uomini dell’Eni sugli investimenti nella Repubblica degli ayatollah. Non c’è soltanto gossip anti-Berlusconi nei documenti riservati riguardanti l’Italia tirati fuori da Wikileaks. E arriveranno altre carte anche sul governo Prodi. Al momento sono poche centinaia i file riservati americani messi in rete dal sito.

Frattini e Gates si incontrano a Roma l’8 ottobre e la notizia più allarmante riguarda la concreta possibilità di una guerra con l’Iran. Il capo del Pentagono dichiara che «se non ci saranno progressi nei prossimi mesi, rischiamo la proliferazione nucleare nel Medio Oriente e la guerra provocata da un attacco israeliano, o tutte e due le cose». Gates prevede «un “mondo diverso”, in 4-5 anni, se l’Iran svilupperà un’arma nucleare». Frattini appoggia le pressioni sull’Iran e secondo il documento sostiene che «non si può credere ad Ahmadinejad (il presidente iraniano, nda)». Non soltanto: il nostro ministro degli Esteri è «frustrato» dal «doppio gioco» della Turchia «con l’Europa e l’Iran». Frattini, però, ottiene la luce verde degli americani per cooperare con gli iraniani lungo la frontiera afghana con l’obiettivo di diminuire «il traffico di droga e armi». Nell’area sono dispiegati i 4mila soldati italiani. Gates si complimenta con l’Italia per l’appoggio in Afghanistan e chiede altri carabinieri per l’addestramento di truppe locali.

Gli americani tengono contatti anche con l’opposizione di centro sinistra. Un documento confidenziale dell’ambasciata americana a Roma descrive l’incontro in gennaio fra Richard Kessler, direttore dello staff del Comitato degli Affari Esteri americano, e Fassino. Sull’Iran l’esponente del Partito democratico propone agli americani di «cambiare l’ordine di priorità» ovvero «una maggiore flessibilità sulla questione nucleare e più duri sui diritti umani». Il Pd appoggia «l’aumento della presenza militare in Afghanistan», ma chiede un maggior intervento a favore di governabilità e sviluppo. Nello stesso documento confidenziale i rappresentanti dell’Eni spiegano agli americani che le attività in Iran «si sono già abbassate al livello minimo» ma continueranno fino al recupero degli investimenti. L’Eni ammette l’esistenza di una «zona grigia» fra nuovi e vecchi interventi. Gli investimenti complessivi dell’Eni in Iran sono valutati in tre miliardi di dollari. Il 60% è già stato recuperato.

Un altro documento rivela che gli americani sono intervenuti per bloccare la vendita di navi vedetta Levriero ai Guardiani della rivoluzione iraniani. I battelli sarebbero stati utilizzate per colpire unità americane nel Golfo Persico. Undici imbarcazioni furono consegnate, ma poi l’armatore bloccò la fornitura.

Su Teheran si concentrano molti dispacci sensibili. L’Iran avrebbe usato la Mezzaluna rossa, l’equivalente della Croce rossa islamica, non soltanto per portare medicinali e personale sanitario in Libano, ma pure operativi dei pasdaran e armi per Hezbollah. La denuncia arriva dall’ambasciata americana a Dubai e riguarda la guerra del 2006 fra miliziani sciiti e Israele. Un informatore ha visto «missili a bordo di aerei diretti in Libano (dall’Iran) mentre veniva caricato materiale medico sul velivolo». Secondo altre indiscrezioni la guida spirituale di Teheran, il grande ayatollah Ali Khamenei, sarebbe affetto da una forma di leucemia.

Le rivelazioni riguardano anche il Brasile dove le forze di sicurezza hanno «collaborato» con l’intelligence Usa. «La polizia federale e i servizi segreti (Abin) arresteranno sospetti terroristi ma saranno accusati di altri reati per evitare di richiamare l’attenzione dei media e degli alti livelli del governo», si legge in un dispaccio del gennaio 2008, siglato dall’ambasciatore americano, Clifford Sobel.