Tra Hillary e Barack vanno in scena solo baci e abbracci

Quasi un idillio al dibattito televisivo tra la Clinton e Obama. E già si parla di un’accoppiata per la Casa Bianca

A un certo punto si sono sfiorati. Lei parlava nell’orecchio di lui, lui nell’orecchio di lei. A turno. Sorridenti e sereni e rilassati. Complici. Due signori, due alleati. Qualcuno è rimasto deluso: volevano il sangue in California. Barack Obama e Hillary Clinton contro in diretta tv. Gli stessi che una settimana fa si sono mandati gentilmente al diavolo, gli stessi che hanno litigato per mesi. Invece adesso due amici, ciascuno pronto ad annuire a ogni idea dell’altro. Bravo, brava, bravi. Hollywood è rimasta a guardare felice, perché questa potrebbe essere la coppia perfetta per le star del cinema: la donna e il nero, la signora del potere e il giovane del futuro. Lei presidente lui vice pronto a subentrare un giorno.
Il dream ticket l’ha chiamato già la Cnn. Hillary e Barack sorridono e non rispondono. Sanno che forse sarebbe un azzardo troppo forse, che la leggenda l’hanno già fatta: mai una donna e un afroamericano erano arrivati a giocarsi la nomination. Allora sfottere la storia può essere rischioso. Hanno accettato i consigli dei loro strateghi: evitare scontri verbali accesi come quello di una settimana fa, quando arrivarono a rinfacciarsi qualunque cosa pur di umiliarsi a vicenda. Ora non ce n’è più bisogno: con i repubblicani che hanno trovato l’uomo forte, mettersi a litigare in pubblico lascerebbe solo spazio a McCain. Tubano, allora. Tubano perché David Axelrod e Mark Penn, gli uomini che seguono passo passo Obama e la Clinton, hanno scelto così: basso profilo e rispetto. «Considero la senatrice Clinton una grande politica». E Hillary a guardare Barack con uno sguardo sdolcinato e sorridente. «Credo che il senatore Obama sia un politico di grande personalità». E lui a gongolare stretto in una cravatta azzurrina. Le foto, le immagini, i flash. Il palcoscenico perfetto: il Kodak Theatre, cioè lo stesso dove tra qualche settimana ci sarà la cerimonia degli Oscar. In platea gli amici, i finanziatori di Beverly Hills e Bel Air che in questi mesi si sono divisi tra loro per appoggiare o lei o lui.
Le tv insistono, i blog insinuano, i grandi giornali ipotizzano: il ticket è suggestivo. La bianca e il nero, l’esperta e il giovane, gli avversari rispettosi, leali, fedeli al partito. «Eravamo amici prima di questa campagna elettorale e saremo amici dopo». Noi, quindi. Cioè loro. È qui che i fan democratici pensano all’accoppiata. Calcolano tutti e due che il supermartedì 5 febbraio potrebbe non essere decisivo. Hillary è in vantaggio, ma non ha la certezza di conquistare i delegati sufficienti a vincere. È convinta di farcela, alla fine. Però è ovvio che più Obama renderà complicata la nomination della Clinton, più la metterà in difficoltà. Scegliere Barack potrebbe essere quasi un obbligo, un modo per non perdere il pacchetto di voti che il senatore nero è riuscito a conquistare in questi mesi. E però se dovesse scegliere liberamente, Hillary potrebbe pensare a Obama come vice solo se l’avversario fosse Romney. Contro McCain no, perché il candidato repubblicano ha troppo fascino verso alcuni liberal e allora alla Clinton servirebbe un altro tipo di alleato. È più facile che lei vada su vice diversi. Magari un governatore, o un ex governatore: i nomi che si fanno sono quelli di Ted Strickland, governatore dell’Ohio o dell’ex governatore dell’Indiana Evan Bayh. È un nome che tira, questo. È un democratico conservatore di uno stato del Midwest, in grado di rosicchiare elettori ai repubblicani. Oppure c’è l’ispanico Bill Richardson, il governatore del New Mexico ex candidato alle stesse primarie.
In caso di vittoria di Obama, il ticket con Hillary sarebbe tramontato prima di ogni trattativa. Primo: l’ex first lady non lo accetterebbe mai. Secondo: il senatore avrebbe interesse a scegliere personaggi decisamente diversi: come il suo collega, democratico da poco, della Virginia Jim Webb, un ex marine ex segretario della Marina sotto Ronald Reagan. Come McCain Webb, è un eroe del Vietnam. Se proprio deve essere un donna, a Hillary Obama preferirebbe Kathleen Sebelius, il Governatore del Kansas, la terra della sua mamma bianca. C’è tempo, ancora. Le trattative sono aperte. A Los Angeles forse è cambiata la battaglia e la campagna. Si sono avvicinati, si sono rispettati. Buono per Hollywood. Più difficile per Washington. E prima del dibattito non si erano neanche stretti la mano.