Hillary in testa in Indiana, affluenza altissima

da Washington

Prima ancora degli exit poll (che danno in Indiana Hillary Clinton in testa) è venuto il conteggio delle teste, la misura delle file davanti ai seggi di Indianapolis. Nelle prime sei ore ha votato più gente che in tutta la giornata quattro anni fa. Indicazioni analoghe venivano dagli altri centri dello Stato dell'Indiana: un aumento del 50 per cento. E così anche in North Carolina. Il tutto mentre i sondaggi davano in grande vantaggio Barack Obama (15 punti) in Carolina del Nord (dove il 92 per cento degli afroamericani lo ha scelto).
La maratona elettorale americana può aver stancato i commentatori, ma non, evidentemente, gli elettori. Che anzi vi ha introdotto una novità: gli elettori repubblicani che partecipano alle primarie democratiche. Uomini e donne abituati a votare per Bush hanno chiesto di essere depennati dagli elenchi del Gop e iscritti in quelli del Partito democratico. Non per convertirsi: per poter partecipare alla rissa fra Barack Obama e Hillary Clinton. Quest'anno era già capitato, con giovani repubblicani attratti dalla novità della candidatura Obama e desiderosi di dargli una mano. Nelle ultime settimane, però, dimensioni e caratteristiche sono cambiate: ci sono anche «trasmigrazioni» guidate da considerazioni strategiche.
È nato un club informale, i «Democrats for a Day». I Democratici per un giorno non si suddividono in repubblicani per Obama e repubblicani per Clinton bensì in repubblicani anti Obama e repubblicani anti Clinton. Spontanei, incitati, in qualche caso organizzati. I Repubblicani del North Carolina hanno investito nell'acquisto di spot tv contro Obama e dunque indirettamente per Hillary. È forse la prima volta che un partito dà un contributo finanziario al partito avverso. Una volta si diceva «seminare zizzania», ma in questo caso ci si può limitare a concimarla e a raccogliere i frutti. A seminare ci hanno pensato gli avversari: la veemenza della contesa fra Barack e Hillary ai repubblicani fa comodo.