Hillary vince ed è di nuovo in corsa: "Con Obama coppia da sogno"

L’ex first lady conquista Ohio e Texas e fa un’offerta al rivale: &quot;Potrebbe essere il mio numero due&quot;. Freddo il senatore dell’Illinois, ancora in testa nella conta dei delegati: &quot;È prematuro, la gara continua&quot;<br />

Il punteggio è netto nella forma, travolgente nella sostanza. Hillary Clinton ha vinto in Ohio, Texas, Rhode Island, lasciando a Barack Obama solo il Vermont. Ma i primi due sono Stati grandi, importanti, da sempre cruciali. Valgono doppio e danno morale. Sì, Hillary è risorta ed è convinta di aver trovato la strategia per mettere in difficoltà il suo rivale, che fino a lunedì sembrava favorito per la nomination.

Attaccarlo, in continuazione, su fatti concreti - l’economia, la politica estera, la sua attività di senatore - trascinando la stampa che, dopo essersi fatta incantare per settimane, ora comincia a trattare con severità il senatore di colore. E innervosirlo, con proposte impreviste, come quella formulata ieri in un’intervista alla Cbs, durante la quale la first lady ha evocato la possibilità di un ticket «da sogno» con il rivale. «Certo dovranno essere gli elettori a stabilire chi è il numero uno - ha precisato - ma penso che quelli dell’Ohio e del Texas abbiano detto chiaramente che dovrei essere io». Interpellato sull’aereo in volo da San Antonio e Chicago, Obama si è mostrato sorpreso: «Al momento sono concentrato a vincere la nomination - ha replicato -. Rispetto la senatrice Clinton, che è un’avversaria tenace. Ma la sua proposta è prematura». Già, prematura; ma quanto mai necessaria. La vogliono i leader del partito, la implorano milioni di attivisti, nel timore che il duello, destinato a protrarsi per settimane e forse per mesi, renda insanabile l’inimicizia tra i due. Obama avrebbe potuto accettare la mano tesa, ribaltando il giochino del «io primo, tu seconda». Ma ha preferito rimanere sulla difensiva, concedendo un round alla sua rivale.

Dopo il voto di martedì Obama è ancora in testa nel conteggio dei delegati, ma è in ritardo in quello che include anche i superdelegati (ovvero i notabili del partito). Sabato andrà alle urne il Wyoming, l’11 marzo il Mississippi, che però sono ininfluenti. L’appuntamento importante è quello del 22 aprile in Pennsylvania, ma sin d’ora entrambi i candidati dichiarano che, anche in caso di sconfitta, non si ritireranno. E siccome è impossibile che uno dei due raggiunga la maggioranza di 2025 delegati a conclusione del ciclo delle primarie, la prospettiva è che a decidere il candidato sia la convention di agosto, in un duello che si annuncia drammatico e forse traumatico. «Non si può più escludere uno scisma, soprattutto se Obama uscirà sconfitto», dichiara al Giornale Michael Carmichael, prestigioso consulente politico americano. «La delusione sarà troppo grande e gli elettori afroamericani potrebbero decidere di uscire dal partito». E senza il voto dei neri, l’ex first lady non arriverà alla Casa Bianca. Intanto lei e Barack elaborano le strategie per le prossime settimane.

L’ex first lady tiene nelle sue roccheforti - le donne, gli ispanici, gli operai e i pensionati - e risulta convincente quando parla di economia, politica estera e sicurezza. Un sito molto informato, Politico, scrive che nelle ultime ore la senatrice di New York sarebbe riuscita a convincere molti superdelegati sul punto di schierarsi con Obama a sospendere la propria decisione. Il vento è cambiato e il candidato di Chicago dovrà cambiare tattica; ad esempio diventando più cattivo di quanto non sia stato nelle ultime settimane. Insomma, risponderà colpo su colpo. Ma continuerà a puntare sull’immagine e sulle sue straordinarie capacità di mobilitazione dei neri, dei bianchi con meno di 40 anni, delle classi colte e ricche. E degli indipendenti, tra cui è molto popolare. Non solo: piace anche a tanti repubblicani moderati, che invece odiano Hillary. Il vero anti-McCain continua ad essere lui.
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