Himes dalla paura alla risata (andata e ritorno)

I n una casa di Harlem, un trio sgangherato di falsari cerca di sfornare verdoni. È solo l'inizio di Rabbia a Harlem, un noir che trascende il noir, lo sfogo di un afroamericano stanco e fiero della propria negritudine, uno dei primi acuti di una penna maledetta che ha fatto scuola, tracciando la via per una sequela infinita di romanzi e film della cosiddetta Blaxploitation. All'indomani della sua ripubblicazione da parte di Marcos Y Marcos, nella bella traduzione di Sandro Ossola, abbiamo chiesto ad alcuni grandi noiristi un giudizio sull'uomo e sul libro.
C’è un autore sulla cresta dell’onda in America, dopo il successo del film Drive, tratto dal suo omonimo romanzo, che ha basato un’intera carriera sull’esplorazione della personalità di Himes. «Rabbia a Harlem - dice James Sallis - è un romanzo giovanile, ma riassume quel mix truce e comico che rappresenta il marchio di fabbrica di Himes. È così che nasce il suo ciclo di Harlem. I romanzi si fanno via via più complessi e personali, una sorta di indagine sull’ambiente del quartiere, fino all’episodio culminante di Cieco con la pistola. Dopo una dieta concentrata a base di Chandler e Ross MacDonald, i romanzi di Himes mi hanno dato la sensazione di trovarmi di fronte a una finestra che si fosse appena aperta su un mondo che non conoscevo affatto e che coesisteva con il mio».
Due autori simili per inclinazioni letterarie come Victor Gischler e Joe Lansdale sono accomunati dalla stessa passione.
Ecco il parere di Gischler: «Adoro lo stile di Himes, grezzo, diretto e al tempo stesso sofisticato. I suoi libri si leggono senza sforzo e, quando ne finisci uno, il gusto trascende un buon libro di genere». Lansdale si spinge oltre: «Himes è uno dei miei autori preferiti e certamente una mia influenza. La sua capacità di mettere insieme realtà e iperbole mi ha sempre attratto. Mi ricorda il folklore nero, storie come la leggenda di Stagalee. È divertente, veloce, acuto. Nella sua narrativa ci sono umorismo e tenebra, senza soluzione di continuità. È quello che ho cercato di realizzare anch’io».
Chester Himes ha un grosso fan in Jeffery Deaver, uno dei maestri del thriller contemporaneo, di certo lontano anni luce dalle intemperanze letterarie e dalle bizze umane dell'autore afroamericano: «Da sempre sono affascinato dalla letteratura noir di New York, avendo vissuto a Manhattan per ventanni. La città è la pietra di paragone perfetta per i vari tipi di conflitti e di attività criminose da cui io e molti altri scrittori traiamo spunto per le nostre storie. Il mio Lincoln Rhyme, protagonista de Il collezionista di ossa, è profondamente newyorchese, così come lo sono i suoi antagonisti. Da quando creo personaggi che risiedono a New York, Chester Himes è una delle mie influenze principali.