Hina tradita anche dalla madre La donna proteggeva il marito

Portò all’ospedale la figlia ferita dalle bastonate e mentì: è caduta dalla bici

Gabriele Villa
nostro inviato a Sarezzo (Bs)
Hina che viene presa a bastonate dal padre perché si ostina a fumare. Hina che, ad ogni suo gesto e parola, interpretati da Muhammad Saleem come una «ribellione» agli usi e costumi islamici, viene schiaffeggiata e picchiata davanti alla madre Bushra, alla sorella maggiore Kiran, ai fratellini più piccoli, senza che nessuno della famiglia osi dire o fare qualcosa per difenderla. Hina che, un brutto giorno viene spinta sul divano di casa sempre da lui, sempre da quel padre-padrone che tenta di abusare di lei e che le chiude la bocca con una frase agghiacciante: «Non preoccuparti, la mamma sa tutto».
La vita, non proprio felice, della ventenne pachistana sgozzata a Sarezzo dopo un consiglio di famiglia per le sue eccessive propensioni «occidentali» è raccontata in tre denunce, tutte e tre puntualmente ritirate, sotto minaccia, questa è la convinzione degli inquirenti, di nuove ritorsioni. Tre denunce che gettano, sorprendentemente, inquietanti ombre sulla figura stessa della madre di Hina. Una donna che, secondo i vicini di casa, era l’unica a mostrarsi premurosa nei confronti della figlia, attendendola fuori casa per farle indossare il velo, prima che incontrasse il padre. Che la invitava a tenere in famiglia un atteggiamento conciliante, per non innescare le violente reazioni del padre. Una madre che, dice e ridice il fidanzato di Hina, Beppe Tempini, il carpentiere di Brescia, «se fosse stata presente nella casa di Sarezzo quel tragico venerdì, non avrebbe permesso che Hina venisse aggredita e giustiziata». Eppure. Eppure nelle denunce di Hina, in particolare nella prima denuncia, presentata ai carabinieri di Villa Carcina, il 4 Luglio del 2003, quando aveva solo 17 anni, Hina racconta di una madre diversa. Una mamma che, costretta ad accompagnare al pronto soccorso la figlia con un dito rotto dalle bastonate del marito, avrebbe mentito per coprire Muhammad dicendo una bugia ai medici: «Mia figlia è caduta dalla bici». Una madre che, tornando all’agghiacciante scena della tentata violenza sessuale da parte del padre, «avrebbe quasi giustificato - rivela Marco, un amico che frequenta la pizzeria dove la giovane pachistana lavorava - quel gesto insano, accusandola di assumere troppo spesso atteggiamenti provocanti al cospetto del marito». Eppure quella stessa madre costretta, forse, da Muhammad a lasciare l’Italia perché lui e il «consiglio di famiglia» potessero agire indisturbati, in un ultimo disperato tentativo di strappare la figlia alle violenze del marito, ha acquistato di tasca propria un biglietto aereo per il Pakistan anche per Hina. Un biglietto che Hina non ha voluto. E adesso chissà se Bushra avrà voglia di vedere la sua Hina all’obitorio.