Hitchcock rivive sul palcoscenico

Tratto dal celebre film va in scena a Borgio Verezzi lo spettacolo «Vertigo-La donna che visse due volte»

Carlo Faricciotti

Va in scena in prima nazionale al Festival teatrale di Borgio Verezzi (Savona), per la regia di Franco Però, l'adattamento drammaturgico di Masolino D'Amico di uno dei film più famosi di Alfred Hitchcock Vertigo - La donna che visse due volte (1958). Protagonisti: Isabel Russinova (nella doppia parte di Madeleine e Judith), Paolo Zuccari (Scottie), Stefano Molinari (Elster, un agente) e Pippo Sollecito (nella tripla parte di giudice, negoziante e portiere). La storia prende il via dal racconto di Scottie, investigatore che soffre di vertigini a causa di uno choc subito durante un’operazione nel corso della quale per una sua leggerezza un compagno è morto. È a Scottie che un amico chiede di sorvegliare la moglie di cui teme possibili atti autolesionisti. Scottie parla così dell’assurda vicenda accadutagli e lo fa senza fornire nessuna coordinata del luogo in cui si trova. Tutta la pièce corre lungo il filo di un’ambiguità dove ciò che succede non è o potrebbe non essere quello che sembra. Dice a questo proposito, il regista: «L’adattamento di D’Amico rende alla perfezione soprattutto quest’aura di ambiguità e anzi, rispetto al film di Hitchcock, la esalta, trasformando la trama di un giallo in una sostanza nuova, in un continuo non detto, non chiaro, non precisato. La stessa vertigine del titolo viene sfruttata al meglio, rendendo Scottie una persona non solo sofferente di vertigini da un punto di vista meramente fisico, ma anche un uomo sofferente psichicamente. La vertigine come elemento che stravolge le coordinate esistenziali permettendo così il dispiegarsi del dramma». Dal canto suo D’Amico spiega di essersi tenuto «il più possibile vicino al film, che ha momenti indimenticabili anche per chi non ne ricorda bene gli episodi. Però ho tenuto presenti le diversi leggi del teatro, cambiando anche un po’ la situazione là dove il diverso tipo di logica lo richiedeva». Molta la musica che accompagna gli avvenimenti, una sorta di citazione filmica senza però nessun rimando vero e proprio alla colonna sonora di Bernard Herrmann, ma come una specie di omaggio al cinema condotto attraverso il potere evocativo delle note più che attraverso un singolo tema.