Hitler? Leggeva libri di ricette per vegetariani

In un libro l’inedito ritratto del dittatore nazista alla luce della sua biblioteca privata: dalla Capanna dello zio Tom all’amato Shakespeare

Un dittatore sanguinario, che faceva bruciare i libri di autori ebrei o “amici degli ebrei”, ma con un inaspettato amore per la lettura. È l’Hitler inedito che si i scopre leggendo “La biblioteca di Hitler”, dello storico Timothy Riback appena uscito per le Scie di Mondadori. Hitler leggeva di tutto e, specie da giovane, pare non lo si vedesse mai senza un volume in mano che annotava a margine, dai classici più amati: Don Chisciotte, Robinson Crusoe e i Viaggi di Gulliver ai grandi filosofi tedeschi, da Nostrdamus a La capanna dello zio Tom, da biografie di condottieri e imperatori ai gialli Edgar Wallace. Ryback ha trovato nella libreria personale di Hitler testi di storia come volumi d'arte e fotografia, alcuni regalatigli personalmente da Leni Riefenstahl, molti testi sui problemi della fede, assieme, per esempio, alla rara prima edizione delle opere di Fichte o un amato tutto Shakespeare, da cui veniva il suo ripetere in alcune occasioni quel "Ci rivedremo a Filippi" del Giulio Cesare. Ma si sa che il capo del Nazismo diceva: "dai libri prendo ciò che mi serve". Sono libri spesso annotati da Hitler stesso e tra i quali sono state fatte curiose, sconcertanti scoperte: in un trattato di chimica del 1932 ci sono suoi appunti sui gas, dal cloro all'acido prussico, che poi fu prodotto col nome commerciale di Zyklon B e usato anche nei campi di sterminio. Ci sono i pamphlet antisemiti di Henry Ford, e assieme c'è un libro di ricette di verdure della francese Maia Charpentier con dedica a Monsieur Hitler vegetarien. Ci sono vari volumi sulla storia architettonica di Berlino, annotati e con indicazioni che prefigurano i grandi progetti di Albert Speer, il quale disegnò anche gli scaffali della residenza ufficiale del Fuhrer a Berlino. Se fa sorridere scoprire un “L'arte di diventare oratore in poche ore”, lascia stupefatti che i libri sulla fede siano molti, e, tra i tanti titoli, vari quelli sulla figura di Gesù, come Parole di Cristo, rilegato in pelle e consumato sino a renderlo fragile per il lungo uso, regalatogli da Clara von Behl per il Natale 1935. Pieno di note a margine e vari segni in pagine che contengono un unico aforisma: Credere in Dio (pag. 31); Non aver paura, solo credi (52); Se credi tutto è possibile (53); sino all'ultimo, Molti sono chiamati, ma pochi scelti (95). Non a caso Traudl Junge, prima segretaria di Hitler arrivò ad affermare che questi forse credeva in Dio, ma aggiungendo che secondo lei però le sue preghiere venivano dette solo per far scena. Un libro sui libri di Hitler, uno studio per andare a scoprire nuove insospettate radici della sua personalità e di una delle più nefaste ideologie della nostra storia recente, frutto di una cultura casuale ma con una sua coerenza, eclettica e superficiale, distorta sino a divenire un'ideologia distruttiva, ma anche inevitabilmente autodistruttiva.