«Ho cacciato i rom, la legge dice così»

Non è vero che chi campa di espedienti, ruba e rapina o peggio, per il semplice fatto di essere cittadino comunitario, come Rom e rumeni, non può essere cacciato dall’Italia. Il decreto legge varato dal governo Prodi il 6 febbraio di quest’anno, e che recepisce le direttive emanate dall'Unione europea fin dal 2004, detta ai sindaci e ai funzionari pubblici norme molto precise. E anche piuttosto severe. È vero, tutti i cittadini appartenenti ad un Paese Ue possono soggiornare liberamente per tre mesi. Ma sia l’ingresso che il soggiorno possono essere vietati o revocati per motivi di ordine pubblico e sicurezza. Trascorsi tre mesi dal loro ingresso, hanno l’obbligo di iscriversi all’anagrafe: ma devono avere, e dimostrare di averlo, un lavoro dipendente o autonomo, o essere studenti; oppure avere i mezzi per mantenere se stessi e la famiglia. E - addirittura - devono «essere titolari di un'assicurazione sanitaria» (art. 9). In caso contrario e nel caso in cui i loro comportamenti abituali «rappresentino una minaccia concreta e attuale tale da pregiudicare l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica» (art. 20), non possono restare.
Queste sono le linee guida che l’Unione Europea ha dettato fin dal 2004 in tema di immigrazione di cittadini comunitari. Il consiglio dei ministri ha dedicato un’intera seduta, il 19 gennaio 2007, al decreto legge n.30 (vedremo tra poco su proposta di chi), emanato dal Presidente della Repubblica il 6 febbraio, finito sulla Gazzetta ufficiale il 27 marzo scorso. Solo che se lo sono dimenticati.
Non fosse stato per il sindaco di Pavia, Piera Capitelli, ds, non avremmo probabilmente mai saputo nulla di questo provvedimento che ha il valore di legge. Facendo leva su questo decreto il sindaco ha detto no a un nuovo campo Rom. E il prefetto di Pavia dovrebbe adottare «provvedimenti di allontanamento» dall’Italia per 200 rom da tempo accampati nel vecchio stabilimento Snia, «visto le esperienze passate, tutte negative» tentate dall'amministrazione comunale per farli vivere in modo decente e compatibile con i residenti. «Da gennaio questo nucleo è diventato sempre più consistente» racconta Piera Capitelli: «Mi sono resa conto che la situazione sanitaria è disastrosa». Per la consolidata abitudine degli zingari di estrarre ferro dalle strutture murarie, poi, gli edifici rischiano di implodere. «All’interno dell’insediamento vige un sistema di violenza e di sopraffazione imposto dai capi Rom. E nessuno di questi ha i requisiti per rimanere in Italia» prosegue il sindaco. L’amministrazione comunale ha avviato anche interventi a sostegno dei soggetti più deboli, donne incinta e minori. «I capi hanno tentato di imporre il ricatto con la parola d'ordine: restiamo tutti uniti, ché così ci danno il campo. Ma il campo non ce lo avranno mai». Per protesta contro l’iniziativa del sindaco ds, Il Prc ha annunciato di non volere più far parte della maggioranza che sostiene la giunta di centrosinistra. Il principio di fondo del decreto legge, che si adegua all’orientamento della Ue, è che in Italia possono rimanere solo coloro che possono dimostrare di avere per sé e la famiglia risorse economiche - testuale - «sufficienti per non diventare un onere a carico dell’assistenza sociale dello Stato» ospitante. In ogni caso possono essere colpiti da un provvedimento di allontanamento tutti quelli che «con i loro comportamenti rappresentino un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico». Per la cronaca, il decreto perfettamente in vigore e «dimenticato» è stato proposto dal ministro delle Politiche europee Emma Bonino e dal ministro dell’Interno Giuliano Amato, d’accordo con il ministro dell’Economia (Padoa-Schioppa), della Giustizia (Mastella), del Lavoro (Damiano) e degli Affari regionali (Lanzillotta).
pierangelo.maurizio@alice.it