«Ho una collezione di spade e pugnali»

RAFFAELE SOLLECITO
«Desidero non vedere più Amanda. L’ho conosciuta in un concerto di musica classica all’università circa due settimane fa. L’ho poi reincontrata al pub Le Chic, che ho frequentato per due tre volte solo per vedere Amanda che lavorava lì. Si era creato un rapporto affettivo e abbiamo convissuto dal primo giorno a casa mia e tornava a casa sua in via Della Pergola più o meno un giorno sì e uno no. Io non ho conosciuto il gestore del pub Le Chic e non sapevo neanche chi ci lavorava. (...) Ho conosciuto Meredith in casa di Amanda in quanto erano amiche e abitavano insieme.
La droga. Preciso che faccio uso di cannabis tutte le volte che è un giorno di festa e tutte le volte che ne ho bisogno. Io sono una persona ansiosa. (...) Non ricordo (la sera del delitto, ndr) quanto ho fumato, sicuramente a casa di Amanda una e a casa mia ogni volta che mi andava.
La sera del delitto. Alle 18.00 siamo usciti e siamo andati verso il centro passando da piazza Grimana, piazza Morlacchi alla Fontana e corso Vannucci. Ci siamo trattenuti in centro fino alle 20.30-21 e poi siamo andati a casa mia; non ricordo a che ora ho cenato, penso di aver cenato insieme ad Amanda. Ricordo che Amanda ha ricevuto messaggi sul telefonino e ha risposto. Non ricordo se il messaggio è arrivato prima o dopo cena poi lei mi ha detto che il pub era chiuso a differenza di tutti i martedì e giovedì e quindi non doveva andare a lavorare quel giorno. Non sono certo se Amanda è uscita quella sera, non lo ricordo.
La mattina dopo. Amanda si è svegliata prima di me, mi ha svegliato dicendomi che voleva andare a farsi una doccia a casa sua perché la mia doccia non le piaceva. Lei quindi è uscita e io sono rimasto a dormire. È uscita intorno alle 9.30-10, poi è tornata, mi ha suonato e io mi sono svegliato. Ricordo che si era cambiata e indossava una gonna bianca mentre il giorno prima indossava i jeans.
Le impronte. Non riesco a capire come mai ci sono le mie impronte; io non sono entrato in quella stanza e l’1 e il 2/11 non avevo quelle scarpe. Quello che l’ha ammazzata avrà avuto le mie stesse scarpe, sono scarpe abbastanza comuni.
I coltelli. Io vado in giro con un coltello che uso per incidere gli alberi. Ho una collezione di coltelli a Giovinazzo, ho anche delle katane, sono delle spade non affilate. È una passione quella dei coltelli. Ho sempre portato con me un coltello nella tasca da quando avevo 13 anni. (...) Io ho due coltelli, quello che mi ha sequestrato la Squadra mobile è quello che porto quando indosso questi indumenti; quando ne indosso altri porto l’altro coltello; sono questi due i miei coltelli preferiti. La Squadra mobile mi ha fatto una grande pressione psicologica. (...) Io escludo categoricamente di essere entrato nella stanza dove è stata trovata la vittima.
PATRICK DIYA LUMUMBA
Amanda veniva a lavorare da me il martedì e il giovedì. Con lei non ho mai avuto discussioni, avevamo un bel rapporto. L’ultima volta che l’ho vista è stato il 5 novembre, la Bbc cercava una ragazza straniera per fare una dichiarazione e io l’ho proposto a lei, ma Amanda mi disse che con le sue amiche avevano deciso che non avrebbero detto nulla in merito. Ho conosciuto Meredith tramite Amanda e non le ho mai detto che mi piaceva Meredith e non mi piaceva. Con lei non ci sono stati rapporti particolari, era solo una conoscenza. Non ho mai avuto il suo numero di telefono.
Gli orari. Quel giorno sono arrivato al bar verso le 5 e mezzo- sei (...). Verso le 8 è arrivato un mio amico del Senegal di nome Usi (abita a Perugia ma non ricordo la via, conosco la casa si trova dove fanno il mercatino delle Strenne). (...) Poi gli ho detto che sarebbe stato il caso di mandare un sms ad Amanda per dirgli di non venire, perché era una serata tranquilla.
Innocente davanti a Dio. La sera tra l’1 e il 2 di novembre sono sempre stato al pub. Non sono andato a casa di Amanda, Nego di aver ucciso Meredith. Sono innocente e Dio lo sa. I clienti, dopo Usi, quella sera sono arrivati verso le 9. In totale saranno entrate circa 16 persone.
GIACOMO SILENZI
Tra me e Meredith è nata subito una forte simpatia, allorquando tre settimane fa all’interno di una discoteca ci siamo baciati e abbiamo deciso di dormire nella mia camera da letto, la stessa notte abbiamo avuto circa tre rapporti sessuali.
Altre storie e gelosia. Non sono a conoscenza se Meredith avesse avuto un’altra relazione sentimentale, né in Italia né in Inghilterra, avevamo stabilito di non chiederci le nostre esperienze sentimentali precedenti. Capitava spesso che Meredith riceveva sms sul proprio telefonino, nonostante io le chiedessi anche in modo scherzoso chi fosse, lei non me lo diceva mai oppure mi diceva che erano le sue amiche. Nonostante mi piaceva molto non provavo alcuna gelosia. Non mi risulta che nessuno abbia fatto avances a Meredith. (...) Anche Meredith faceva uso di hashish e spesso l’assumevamo insieme, noi due soli o insieme ai ragazzi del condominio.