"Ho detto no al Brasile e alla Ferrari"

Suor Ilaria invece ha avuto un percorso molto diverso. Quarantanove anni, originaria di Bologna, viene da una famiglia tradizionale cattolica: messa la domenica, preghiera ai pasti, rosario con la nonna prima di andare a letto. «Fin da quando avevo 12 anni ho sempre frequentato la parrocchia, era la mia seconda casa», ci racconta. «La mia storia non è così eclatante come quella di Annalisa», dice scherzando.

«Ma bisogna dire che anche senza avere una conversione bomba si può diventare monache di clausura. Per me è stato così. Ovviamente quando ero giovane non pensavo alla consacrazione, né tanto meno alla clausura. Però mi piaceva fare volontariato con i disabili, con i tossicodipendenti, stare in parrocchia con gli altri giovani. A 18 anni mi sono detta: sarebbe bello fare questo per tutta la vita. Bisognerà farsi suora? Nel frattempo però mi sono fidanzata e ho rimesso in discussione la mia scelta. Tuttavia con il mio ragazzo mi sentivo stretta, capivo che la vita di coppia non faceva per me. Ci siamo lasciati e ho iniziato a studiare fisioterapia. Poi ho conosciuto il monastero delle agostiniane. Un bellissimo senso di preghiera mi avvolgeva, la semplicità, c'era tutto quello che cercavo.

Quella stessa estate, a 22 anni, dopo essermi laureata in fisioterapia, mi chiamarono per un lavoro, a tempo indeterminato, al punto mobile della Ferrari in Brasile. Sì, proprio la Ferrari dice ripensando a quel momento ma io ho detto no, grazie, e sono diventata monaca».

Ma non è un modo per escludersi dal mondo? «Non ho scelto la clausura per chiudermi, ma ho scelto la relazione con Dio e con gli altri. La clausura mi permette di vivere questa relazione. Il mondo qui entra, con tutti i suoi problemi e le sue sfide, ma la clausura è un modo per non disperdersi e di scendere in profondità».

E fuori di pericoli ce ne sono tanti, a partire dal terrorismo islamico. E anche loro si pongono l'interrogativo di tutti noi: cosa fare? «Non possiamo andare di certo all'Onu, o essere ricevute da Trump o dai grandi della Terra. Abbiamo invece un'arma più potente, che è quella di intercedere per la pace. Possiamo essere prese dallo scoraggiamento o dal dolore, queste sono le reazioni immediate, ma poi passiamo ai fatti e la nostra arma, la preghiera, è davvero potentissima».