«Ho domato il ribelle Cassano. Merito la coppa Italia»

Caro Mazzarri, ancora uno sforzo e può conquistare il suo primo trofeo...
«Certo che voglio vincere la Coppa Italia, ma non è vero che sia a digiuno di vittorie. Se penso a quello che ho fatto all’inizio della carriera, ad Acireale, oppure a Livorno e Reggio Calabria, mi sento come se avessi vinto più di uno scudetto».
Ho capito dove vuole arrivare, ma si spieghi meglio...
«Dovunque sia stato ho cercato di valorizzare i giocatori per venire incontro alle finanze delle società. Ad Acireale, a Reggio Calabria dove sono rimasto 3 anni e ho portato la squadra alla salvezza nel 2007 nonostante gli 11 punti di penalizzazione di Calciopoli. Un’impresa così vale uno scudetto, o mi sbaglio?».
L’avventura alla Samp coincide con il recupero di Cassano. Cosa c’è dietro questo miracolo?
«Ci abbiamo lavorato in tanti, lui ci ha messo molto del suo. Cassano s’è reso conto che o cambiava stile di vita o restava ai box. È arrivato sovrappeso, fuori condizione, non era più abituato ad allenarsi duramente. Gli ho fatto capire che doveva stare dentro le regole. Gli ho detto: sei qui per fare la differenza e portarci in alto».
Cos’è mutato in Cassano?
«Il carattere è quello, non si può trasformare. Ma non pensiate che Antonio sia un ribelle, è un uomo generoso, ricco di valori positivi. Mi fa piacere che sia tornato grande a Genova, sotto la mia guida, dopo aver incontrato tante difficoltà persino con Capello che gli era amico e che rappresenta il top della categoria».
Ha dovuto rivedere il gioco della Sampdoria?
«Ci ha visto giusto. È come se gli avessi cucito una maglietta addosso. Ho dovuto cambiare gioco, programma e modulo per metterlo a suo agio».
È da Nazionale?
«Il valore è assoluto. Ma è giusto che Lippi decida senza pressioni».
E con Pazzini che va in gol quasi ogni settimana?
«Il suo arrivo mi ha portato a rivedere nuovamente certi meccanismi, ma è normale. A differenza di Bellucci, Pazzini è una prima punta, nella Fiorentina giocava per la squadra in fase d’impostazione, qui la squadra gioca per lui. E lui sfrutta il fatto di trovarsi più vicino alla porta, fronte alla porta. Attenzione, però...».
Attenzione a cosa o a chi?
«Al fatto che la Sampdoria non è solo Cassano e Pazzini. Gastaldello, Sammarco e Palombo hanno portato gioventù e classe, per non parlare di Pieri, Franceschini e Delvecchio».
E allora perché se ne vuole andare?
«Io sono sotto contratto fino al 2010. Con l’amministratore delegato Marotta e il presidente Garrone, che mi hanno voluto, ci sentiremo a fine mese e decideremo. Io sto bene alla Sampdoria».
Chi vincerà all’Olimpico di Roma?
«La Lazio è favorita perché gioca in casa e, al pari nostro, ha compiuto un percorso importante per arrivare in fondo. Ma la Sampdoria ha fame di vittoria. Io pure».
Dicono che lei sia scomodo.
«Non sono uno “yesman”, tutt’altro, ma so stare in azienda».