«Ho dovuto ucciderlo perché guidavo senza avere la patente»

Non mangia e non dorme il giovane slavo che giovedì scorso ha ucciso, investendolo con un Suv alla Bovisa, il vigile di quartiere Nicolò Savarino. Chiuso nel carcere di Seghedino (Szeged) - la città ungherese prossima alla linea di frontiera con Serbia e Romania e a Kelebia, la località dov’è stato catturato, - Goico Jovanovich, 24 anni, è in attesa che le autorità locali espletino le formalità di rito per la sua estradizione in Italia che dovrebbe avvenire tra una decina di giorni. E mentre personale della polizia di stato è stato inviato in Ungheria per riaccompagnare il giovane uomo in Italia - dov’è atteso, tra qualche giorno, all’aeroporto di Linate - il balordo, che ha all’attivo almeno tre alias grazie ai quali è riuscito a gestire le sue attività illegali sul nostro territorio, ieri mattina, in udienza davanti alla magistratura ungherese, ha chiesto di essere consegnato alla magistratura milanese per essere processato in Italia, ma ha fatto anche alcune ammissioni. Tra queste il giovane avrebbe spiegato, seppure in maniera sommaria, che la sera dell’omicidio era fuggito dal parcheggio milanese di piazza Alfieri a tutta velocità, investendo il vigile, semplicemente perché era senza patente. Per lui, già fermato e denunciato più volte negli scorsi mesi per il medesimo reato e costretto a intestare la vettura a una prestanome, un altro provvedimento di quel tipo avrebbe significato ulteriori rogne e problemi. «Non sono fuggito perché avevo qualcosa da nascondere a bordo della Bmw - avrebbe spiegato lo slavo - ma solo perché, per legge, non avrei potuto essere alla guida. Mi sono spaventato».
Se il processo in Italia stabilirà che tutto questo è vero, oltre che l’accusa omicidio volontario, sul giovane penderà l’aggravante dei futili motivi. E lo slavo rischierebbe l’ergastolo.
Intanto ieri dal tribunale è emerso quello che, a tutti gli effetti, parrebbe un vero colpo di scena. Il padre del giovane fuggito in Ungheria, infatti, attraverso i suoi legali, ha contattato il pm Mauro Clerici, sostenendo che il figlio è minorenne e che il suo vero nome è Goico Nicolic e non Goico Iovanovic che, invece, sarebbe quello di suo fratello maggiore. Goico Nicolic sarebbe nato a Parigi mentre la madre si trovava in carcere e avrebbe preso proprio il cognome della donna. Il fratello Goico, invece, avrebbe preso il cognome Jovanovic dal padre. Naturalmente i magistrati e i poliziotti stanno cercando di vederci chiaro, ma alcuni investigatori si dicono certi che l’età dello slavo sia quella realmente accertata. «Abbiamo dalla nostra i rilievi dattiloscopici fatti sul giovane immediatamente dopo la sua cattura, in Ungheria - spiegano -. Abbiamo avuto la certezza che si trattasse di Goico Jovanovic intorno all’una della notte tra sabato e domenica. Solo allora siamo stati sicuri che avevamo catturato la persona che stavamo cercando» spiegano gli investigatori.
Se però venisse fuori che Goico è minorenne la vicenda giudiziaria passerebbe al tribunale dei minori. E il giovane non sarebbe più detenuto in carcere ma in un istituto penitenziario minorile con pene certamente inferiori, rispetto a quelle che rischia adesso.