«Ho la fede da che vidi mia moglie»

Allora Paolo, l’argomento è di quelli tosti stavolta.
«La cosa fondamentale di questo spettacolo è il tentativo di crescita professionale. Io mi sono occupato in particolare della parte musicale, che ho curato da solo. Ma ci tengo a dire che a un certo punto della carriera è doveroso provare a fare un salto. Come professionisti che fanno questo lavoto e come uomini».
La tournéé è già cominciata. Il pubblico come risponde?
«Stamattina ho aperto la mia mail e c’erano tantissimi messaggi di ragazzi che non si aspettavano quello che hanno visto. Ma gli è piaciuto».
Che pubblico viene a teatro da voi?
«Ci sono tanti dai 40 anni in su, più grandi rispetto al nostro pubblico televisivo di riferimento. Quelli che dovrebbero essere anche culturalmente più preparati. E quello che ci dicono sullo spettacolo mi piace».
Si parla di fede. Lei ce l’ha la fede?
«La fede è un grande dono. Io ho fede in una spiritualità, credo che ci sia una divinità in tutti noi. Sono per carattere un grande appassionato e la fede è il punto di arrivo dell’evoluzione di se stessi».
Quindi?
«Io ho fede da quando ho visto mia moglie per la prima volta. Su questo non c’è dubbio. È lei che mi ha completato e insieme siamo una forza, mi consiglia professionalmente e umanamente. Ho fede da quando sto con mia moglie».
Paolo è il ladrone che si ravvede, che sa cambiare.
«La divisione dei ruoli è venuta da sola e il mio personaggio è congegnale a me come persona. Se io e Luca ci guardiamo indietro vediamo che nessuno è la spalla dell’altro, ma lo siamo a vicenda a seconda dei momenti. È la nostra forza».