"Ho iniziato a lavorare a 12 anni. Oggi vesto la Milano-bene"

Daniela De Souza, moglie del sovrintendente della Scala, è nata vicino a una favela: «Faccio la stilista, quanto gossip su di noi»

L'Atelier si materializza d'incanto nel cortile di un palazzo storico del centro di Milano a poche decine di metri dalla Scala, il tempio della lirica. A fare gli onori casa, in un ampio salone gremito di appendini su cui fanno bella mostra coloratissimi abiti da sera, è una delle tre sartine sudamericane che da mattina a sera confezionano le creazioni di Daniela De Souza. «Rigorosamente su misura», precisa la stilista brasiliana giunta a Milano nel 2011 per studiare moda in un famoso istituto di design.

Una studentessa come tante, a parte l'esuberante bellezza latina come solo la terra di Jorge Amado sa regalare; fino a quando uno dei professori vide su un giornale una sua foto sul palco della Prima della Scala a braccetto con il sovrintendente Alexander Pereira, fresco di nomina. «Il docente mi fermò e mi chiese: ma chi sei tu? La sorpresa a scuola fu generale, non avevo detto a nessuno di essere, da anni, la fidanzata di Alex...». Da anni, appunto, anche se Daniela oggi ne solo 31, quaranta in meno del chiacchierato sovrintendente. Ma come spesso accade nel Paese di Amado, e non solo nei suoi romanzi, la vita per l'avvenente ragazza nata a Manaus a ridosso delle favelas era cominciata molto presto. «A 12 anni facevo già la modella per qualche rivista, a 15 sono andata a vivere a San Paolo e a 16 ero già sposata. A 18 già separata». Il marito svizzero, un fotografo della rivista Playboy, l'aveva portata a vivere nella fredda Zurigo. «Un posto orribile, dove praticamente non avevo amici. Tutto il contrario dell'Italia, qui mi sento a casa, quasi come in Brasile...».

Ma fu proprio a Zurigo che la bella Daniela, in una fredda sera d'autunno, incontrò Pereira, l'amore che certamente le ha cambiato la vita. «Ricordo bene quel giorno - dice - avevo 18 anni e non frequentavo i teatri, ma dovevo accompagnare un'amica a vedere un balletto. Arrivammo in ritardo e non volevano farci entrare, ma in quel momento apparse lui che con un sorriso ci prese sottobraccio e ci accompagnò in sala, fin sotto al palco». L'amore, sottolinea aggiustandosi i capelli corvini, non sbocciò subito. «Dapprima fu amicizia, solo in seguito ci accorgemmo di esserci innamorati. Certo, le difficoltà non sono mancate, ma siamo riusciti a superarle e il nostro rapporto ormai dura da quasi tredici anni».

Le difficoltà, certo, soprattutto legate alla differenza di età. «Ovvio, ma non solo. Alex era una personalità, direttore dell'Opera di Zurigo e fu subito bersagliato dai pettegolezzi, i giornali lo criticavano e per me era imbarazzante. Lui però mi rassicurava e per tutta risposta mi portava con sé alle cene ufficiali. Inutile dire che le signore presenti non mi guardavano neanche in faccia. Poi però, anni dopo, sono diventate mie clienti». Una nuova vita, quella vera, la stava già aspettando molto più a sud, sotto la Madonnina; Bellavista direbbe che si è sempre i meridionali di qualcuno....

«Era il 2011 - ricorda Daniela sorseggiando un caffè, (pardon, un cafezinho) - e Alex ebbe l'offerta di dirigere il festival di Salisburgo. Francamente dopo l'esperienza di Zurigo, in cui vivevo nella sua ombra, non me la sentivo di seguirlo, anche perché avevo bisogno di trovare la mia strada. Fu lui a spingermi a studiare e a consigliarmi di venire a Milano; in fondo la moda è sempre stata la mia grande passione». Detto fatto. Oggi il suo atelier produce circa seicento abiti all'anno, pezzi unici ed esclusivi per serate importanti, come quelli che Daniela sfoggia ogni anno alla Prima scaligera. «Ho iniziato a disegnare abiti per me già durante il corso triennale di fashion design. Ogni sabato veniva la sarta a casa e mi aiutava a realizzarli. Le mie prime clienti erano a Salisburgo, grazie soprattutto ai contatti di Alex; clienti internazionali come lo è quel festival». A scuola il suo talento era un po' meno apprezzato. «I docenti mi dicevano che avevo un stile un po' troppo classico, che insomma c'era poca contemporaneità. Ma che colpa ne ho se amo gli abiti classici, se adoro il pizzo, la seta e i ricami?».

Il fato volle che, dopo solo due anni, l'uomo della sua vita si materializzasse ancora una volta per aiutarla a compiere la vera svolta. «La sua nomina alla Scala fu davvero una combinazione fortunosa, lui stesso quasi non ci credeva, e io qui avevo finalmente la vita che mi stavo conquistando, la mia casa, i miei amici. Andammo a vivere insieme e, terminata la scuola, ci fu l'opportunità di aprire questo atelier in uno spazio che apparteneva alla Camera della moda». La nuova vita di Daniela de Souza si divide tra le produzioni dell'atelier, che tra poco si gioverà anche dell'esperienza del navigato sarto Felice Nutini, le pubbliche relazioni con le clienti della Milano-bene («la mia promozione, almeno per il momento è rigorosamente one to one, sul passaparola») e un ménage familiare concentrato essenzialmente alla domenica. «Alex lavora tantissimo in teatro e fuori, dalle nove alla una e, anche se lavoriamo a due passi, durante la settimana ci vediamo soltanto a pranzo. La domenica mattina, però, la riserviamo per noi e per l'altra grande passione di Alexander: la cucina». Il sovrintendente, rivela Daniela, pare sia infatti un vero talento dei fornelli, tanto che neppure l'adorata compagna può mettervi becco. «La sua passione sono i risotti, ma anche la cotoletta, possibilmente nella versione austriaca del wiener schnitzel».

E il teatro e la musica che posto hanno nella vita della stilista brasiliana, che con l'arrivo della bella stagione si appresta anche a presentare anche la sua nuova linea di bikini? «Fin dall'inizio dissi ad Alex che ero desiderosa di imparare, di provare a farmi una cultura musicale; e devo dire che lui è stato la mia migliore università. Da anni vado con lui a tutte le prime dell'Opera e quasi sempre torno a rivederle, al punto che ormai conosco alcune arie a memoria. Le mie preferite? La Bohème e la Traviata». Daniela è da poco rientrata da un lungo periodo in Brasile dove si è trattenuta a lungo per ragioni familiari. «Ci vado tutti gli anni, soprattutto nel periodo del carnevale. Per me tornare nel mio Paese è un'iniezione di energia, mi dà tanta carica, e quando sono in aereo è il momento in cui disegno di più». A proposito, il nuovo presidente Bolsonaro? «È una speranza dopo tanta crisi e tanta corruzione».