«Ho l’antidoto alla paura di vivere»

Il comico: «Parlo dei timori più diffusi, lo spettro del terrorismo, l’ansia del quotidiano e invito a ridere»

Ridere per sconfiggere le paure. Sarà Antonio Albanese sulla scena del teatro Ventaglio Smeraldo con Psicoparty a suggerire, attraverso la sua comicità sempre in fase di rinnovamento, quale metodo adottare per esorcizzare quelle micropaure che l’uomo moderno deve affrontare ogni giorno. «Sono orgoglioso - racconta Albanese - del successo che ho avuto con questo spettacolo che, paradossalmente, trasmette gioia, positività, energia ed entusiasmo. È importante raccontare il nostro tempo attraverso la comicità, dimostrando la mia tesi secondo la quale stiamo perdendo la semplicità». Nato da un’idea dello stesso artista condivisa con Michele Serra e scritto poi dallo stesso interprete con il regista Giampiero Solari, Piero Guerriera ed Enzo Santin, Psicoparty, è una simpatica galleria dei personaggi dell’artista nato sul lago di Lecco.
Come è nata questa idea di raccontare la paura?
«Come in Giù al Nord avevo portato sulla scena il tema del lavoro, così ora tratto angosce comuni cercando di esorcizzarle».
Quali sono quelle principali da vincere?
«Siamo un po’ tutti manovrati, soprattutto dalla televisione e questo dovrebbe farci preoccupare. Bisognerebbe costruire qualche diga in meno ed investire nel buon gusto televisivo. Temo l’individualismo, la furbizia, l’egoismo, senza trascurare la cattiveria quindi l’intolleranza e l’indifferenza».
Chi si avvicina, al momento, in Italia, al suo Ministro della Paura, che nello spettacolo agisce con una maschera?
«I miei personaggi non hanno tempo, né li ho partoriti ispirandomi a qualcuno in particolare. Quindi il Ministro della Paura è un personaggio che interpreto ispirandomi a tutto e a tutti. Non a caso porta questa maschera che, frutto di un lavoro dei tempi dell’Accademia, rimasta per anni sul comodino, è simbolo di neutralità».
Lei è uno dei rari artisti comici capaci di avere successo sia a teatro, sia al cinema, sia in televisione. Qual è il segreto di questo tocco da Re Mida dello spettacolo?
«Credo che il segreto stia nel rispetto di quello che fai. Se in Psicoparty devo fare comico, affronto, ad esempio, il film di Soldini, con la consapevolezza che devo interpretare un altro personaggio. Sono una persona molto curiosa e lavoro con l’eccitazione non solo del protagonista, ma soprattutto dello spettatore. Ho rinunciato a molte cose nella mia carriera artistica, facendo scelte che mi hanno premesso di crescere e mi hanno aiutato a maturare».
Lei è cresciuto artisticamente a Milano; è rimasto legato alla nostra città?
«Direi di sì, non a caso concludo la mia tournée proprio nella mia città di adozione, patria di tutti i miei personaggi, città che mi ha offerto gli stimoli e gli spazi giusti per continuare e per mettermi in gioco. Il pubblico di Milano per me è stato fondamentale. Ho dei bellissimi ricordi degli anni trascorsi alla Paolo Grassi dei miei esordi allo Zelig, alle Scimmie. Milano mi ha concesso l’opportunità di confrontarmi con altri stili».
Chi è il nuovo Albanese?
«Ma sono sempre io. Proverò a toccare altri temi, cercherò di non annoiarmi sviluppando anche il linguaggio del corpo, strumento alla pari delle parole».
Psicoparty
teatro Ventaglio Smeraldo
dal 10 al 22 aprile ore 20.45