«Ho perso 50 milioni al gioco» I grandi sconfitti del Casinò

Attori, sportivi e personaggi tv col vizio dell’azzardo: il golfista Daly confessa di essersi rovinato con le slot machines, il calciatore Rooney a 20 anni ha già un debito per un milione di euro

Giuseppe De Bellis

Jonh Daly è stato un grosso campione. Faceva anche divertire: si toglieva la maglia sul green, faceva le boccacce davanti alla telecamera, si infilava le dita nel naso. Lo spaccone del giro del golf, un Dennis Rodman nello sport nobile e posato. Era ricco, di famiglia e di guadagni sul campo. Poi le sponsorizzazioni e le pubblicità. Una foto e un assegno. Avrebbero dovuto pagarlo direttamente in fiches. Avrebbe apprezzato e avrebbe fatto un po’ meno fatica a cambiarle per non rivederle mai più. Daly ha perso cinquanta, forse sessanta milioni di dollari in 12 anni di dipendenza dal gioco d'azzardo. Pure lui come gli altri. Stavolta non è la soffiata di un amico e il titolo di un tabloid. È una confessione, l’outing di Jonh il popolare veterano dell'US Pga Tour fatta nella sua autobiografia, uscita lunedì negli Stati Uniti. John Daly, la mia vita dentro e fuori dal rough gioca sulla continua alternanza tra il gioco del golf e i problemi di diversa natura attraversati in una vita sicuramente fuori dall'ordinario (il termine rough contraddistingue le zone del campo dove l'erba è più alta).
«Se non dovessi riuscire a controllarmi il gioco mi rovinerà completamente», ha scritto Daly, che negli ultimi 10 anni, oltre a sconfiggere la dipendenza dall'alcol, ha utilizzato tutti i proventi delle sue sponsorizzazioni per pagare i debiti contratti un po’ ovunque. A Las Vegas, per esempio, dove si recò in macchina da San Francisco lo scorso anno, dopo aver intascato i 750mila dollari vinti grazie al secondo posto nel World Golf Championship, per perdere un milione e 650mila dollari in appena 5 ore giocando cifre folli alle slot machine.
Daly si aggiunge agli altri - sportivi, attori, deejay - amanti dell’azzardo, una schiera di ricchi che non danno valore ai soldi perché ne hanno tanti che sembrano non poter finire mai. Come lui il giovane Wayne Rooney, attaccante del Manchester United e della Nazionale inglese. A 20 anni ha già 700mila sterline di debiti di gioco verso un socio di Michael Owen. L'equivalente di un milione di euro l'attaccante lo deve a Steve Smith, che gestisce la «Goldchip Limited», società privata di scommesse. Alla cifra tonda si aggiunge anche l’automobile (valore di altre 50mila sterline). Secondo il Daily Mirror l'attaccante del Manchester United sarebbe solito organizzare lunghe partite a poker in compagnia di due compagni di squadra, Wes Brown e Rio Ferdinand, e un vecchio amico, Phil Bardsley, il fortunato vincitore della Chrysler 300C di Rooney.
L’attaccante del Manchester eredita la passione del collega più vecchio dell’Arsenal, Paul Merson, che tutto quello che aveva guadagnato l’aveva bruciato in cocaina, whisky e tavoli verdi. Cioè tutto quello che fa impazzire anche l’attore Ben Affleck. Ogni settimana passa una notte a Las Vegas: è una presenza fissa al casinò dell'Hard Rock Café Hotel e spende senza limiti. Le carte hanno fatto male al portafoglio, al cachet che prende per ogni film, alla psiche (è finito in una clinica per azzardo-dipendenti spendendo un sacco di soldi senza migliorare il suo problema) e a Jennifer Lopez che tre anni fa ha mollato il suo fidanzato a pochi giorni dal matrimonio.
Affleck è rimasto spiazzato per un po’, poi ha ripreso nella sua routinaria vita da giocatore: l’anno dopo ha vinto il campionato di poker della California e un gruzzolo di 356.400 dollari. Nel torneo Ben Affleck ha sconfitto 90 avversari, compreso il collega Tobey Maguire (L'Uomo-Ragno), che è stato eliminato al primo turno. In Italia il gioco ha rovinato una buona parte della vita di Marco Baldini, spalla di Fiorello in Viva Radio2. Fregato anche Michael Jordan, che per esorcizzare la dipendenza nel 1993 disse di essere diventato capace di limitarsi. Mentre lo diceva un suo creditore scriveva un libro: «Mi deve un milione 252mila dollari».