«Ho preso una sola tangente» Ma spuntano altri versamenti

All’inizio, ha provato a negare l’evidenza. È durata poco. Di fronte a tre magistrati di punta della procura e due tra i migliori investigatori della polizia giudiziaria, Milko Pennisi alla fine ha dovuto fare i conti con la realtà. E ha confessato. «È vero - ha detto - ho preso quesi soldi». Difficile sostenere il contrario, inchiodato dai filmati che lo riprendono mentre incassa i 5mila euro da Mario Basso, l’imprenditore edile che gli ha teso la trappola. «Mi sono rovinato con le mie mani», ha detto nel corso del lungo interrogatorio che si è concluso solo alle due di notte. Ma ha assicurato che «questa è stata l’unica volta in cui ho chiesto denaro, non è mai successo in altre occasioni». Una versione che convince molto poco gli inquirenti. Tanto che, già dalle prime analisi dei documenti sequestrati, ne sono emersi alcuni ritenuti «sospetti».
Non è un caso, infatti, che ieri siano stati perquisiti sia gli uffici del centro congressi «Stelline», di cui Pennisi è amministratore delegato dal 2003, che quelli dell’architetto Giulio Orsi (che non è indagato), ex dirigente di Palazzo Marino, già responsabile dello sportello edilizia. Un’intensa attività investigativa volta alla ricerca di nuove tracce. E ancora, l’indagine potrebbe allargarsi anche a Expo. L’ormai ex presidente della commissione Urbanistica di Palazzo Marino, infatti, è anche membro della commissione consiliare che si occupa dell’esposizione universale prevista per il 2015. Un intreccio di interessi su cui inizia a concentrarsi l’attività dei pm Laura Pedio, Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, titolari dell’indagine. È solo l’inizio. Perché il materiale sequestrato dagli uomini della sezione di pg della guardia di finanza e della polizia è molto. Tre computer del consigliere comunale e altri due in uso dalla sua segretaria, oltre a palmari e un monte di documenti cartacei. E proprio la posizione della collaboratrice di Pennisi, Silvana Rezzani, è stata accuratamente valutata dai pm. Anche la donna, infatti, ha rischiato di essere sottoposta a provvedimento di fermo, ma il suo interrogatorio ha convinto i magistrati a lasciarla a piede libero, sebbene indagata. Pennisi, invece, ha intascato la mazzetta in via Hoepli, ripreso dalle telecamere dei finanzieri (e dopo che l’imprenditore concusso aveva già filmato il primo versamento con una videocamera nascosta consegnando il filmato ai magistrati). Subito dopo, è entrato in libreria dove - con una banconota da 500 euro - ha comprato tre libri. Fuori lo aspettavano i finanzieri, che l’hanno arrestato. «Venga con noi».
Ancora, verrà scandagliata l’attività svolta negli ultimi mesi dalla commissione Urbanistica, e quella del centro congressi «Stelline». Infine, gli investigatori proveranno a tracciare i movimenti di denaro sui conti di Pennisi, alla ricerca di possibili anomalie sospette. Perché, è il sospetto, quella mazzetta da 10mila euro per sbloccare la pratica edilizia per un immobile in via Broglio, in zona Bovisa (poi effettivamente discussa e approvata nella seduta del 15 ottobre scorso), potrebbe non essere stata l’unica. Nonostante Pennisi garantisca il contrario. Uno scenario ancora da verificare, ma che sembra trovare conforto dalle prime analisi dei documenti in mano alla procura. L’ipotesi è che si tratti di altri imprenditori che, a differenza di Basso, non hanno denunciato ai pm la richiesta di denaro avanzata dal politico.
Pennisi, intanto, resta chiuso a San Vittore con l’accusa di concussione. Chi è andato a trovarlo in carcere, come il consigliere regionale Antonella Maiolo, l’ha trovato «abbacchiato». Già lunedì, probabilmente, sarà sentito dal gip per l’interrogatorio di convalida.