"Ho proposto io il patto, niente regali all’Unione"

Roma - Con un beau geste e un atto di responsabilità politica, Alfredo Meocci chiude la lunga querelle veronese. E consente alla Casa delle libertà di presentarsi compatta alla prova del voto. «Sono stato io a proporre la soluzione di un ticket con Tosi candidato sindaco. Non potevamo correre il rischio di regalare la vittoria alla sinistra» spiega al Giornale l’ex direttore generale della Rai.
Come è maturata la scelta di rinunciare alla sua candidatura a sindaco?
«Io, come tutti sanno, sono un convinto assertore della logica bipolare e del massimo assemblamento delle coalizioni. Mi sembrava doveroso dirlo nel vertice. Ipotizzare una soluzione a più punte significava assicurare alla sinistra una città che tutto è meno che di sinistra. Per questo è maturata questa idea di un ticket con un candidato leghista molto popolare in città e una figura moderata, tradizionalmente di mediazione e non faziosa».
Questa soluzione è in grado di fare breccia nell’elettorato veronese?
«È uno schema serio che ci ha assicurato la vittoria in passato e che ci consente di mettere da parte una stagione di errori e divisioni. Verona è una realtà particolare, frastagliata, diversificata e mi sembra che questa sia una proposta forte».
Bossi dice che Tosi ha la sensibilità popolare per guidare una città come Verona. Lei ha già iniziato a lavorare con il candidato sindaco? Che impressione ne ha ricavato?
«Ci conosciamo da tempo, sappiamo come muoverci e come parlare agli elettori. La campagna elettorale verrà portata avanti con un ticket all’americana. È un esperimento importante che farà discutere ma l’unità era indispensabile. La mia scelta ha spiazzato molti. E questo è un bene».
Ritiene che la Cdl abbia la possibilità di vincere al primo turno?
«La possibilità c’è. Ma meglio non esagerare anche per non sfidare la scaramanzia. Pensiamo a lavorare ora».
Si dice che Pier Ferdinando Casini non abbia gradito il suo passo indietro.
«Guardi, c’è stata una telefonata diretta tra Berlusconi e Cesa e tra Berlusconi e Fini. È stata verificata la situazione ed è stato stabilito che questo era l’unico modo per vincere. Dal punto di vista politico è un grande successo per tutti. D’altra parte la Casa delle libertà c’è o non c’è? È questo il messaggio che ho voluto lanciare facendo un sacrificio personale, in un certo senso mettendomi all’opposizione di me stesso. D’altra parte se non proviamo a fare questo non usciamo mai dalla palude. È una scelta che fa capo a una sorta di audacia della speranza di fare qualcosa di nuovo per il Paese».
A questo punto si aspetta che Luigi Castelletti, candidato con una propria lista civica, faccia un passo indietro?
«Stanno trattando in queste ore. Aver ricompattato tutta la Cdl è un gesto importante. Mi aspetto che si arrivi al massimo della compattezza sui valori comuni a tutto il centrodestra veronese. Ma bisogna fare presto».