«Ho rispettato la legge, tutto il resto non conta»

«Un temporaneo disallineamento dei coefficienti patrimoniali è stato superato»

Marcello Zacché

da Milano

«La correttezza dei provvedimenti e dei comportamenti non può che derivare dal rispetto della legge. Non sussistono altri parametri». Parole, va da sé, un po’ formali. Ma ben chiare: «Ciò che fuoriesce da questo ambito - dice Antonio Fazio ai ministri del Cicr - non attiene ai fattori da prendere in esame» per un giudizio sul suo operato. Non le intercettazioni telefoniche, né valutazioni di ogni altro tipo. Conta solo il rispetto della legge. E la Banca d’Italia, ha detto ieri il suo governatore «a vita» di fronte a sei ministri della Repubblica, nel corso delle battaglie per il controllo di Antonveneta e Bnl «ha scrupolosamente osservato le norme dell’ordinamento comunitario e di quello italiano». E l’unico tribunale che finora abbia emesso sentenza, il Tar del Lazio, «ne rende pienamente conto».
Fazio era chiamato a ricostruire le vicende bancarie di fronte al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio composto ieri da Economia (Siniscalco), Attività produttive (Scajola), Politiche agricole (Alemanno), Comunitarie (La Malfa), Infrastrutture (Lunardi) e Giustizia (Castelli). Ha letto le 24 cartelle della sua relazione, difendendo il suo operato e rinviando al governo, ma soprattutto al Parlamento «al quale guardiamo - ha detto - con grande attenzione», la palla sulla riforma delle competenze di Palazzo Koch e del mandato a vita del governatore.
Fazio ha iniziato ricordando che compito di Bankitalia è quello di perseguire «obiettivi di sana e prudente gestione degli intermediari». Per questo si effettuano i controlli sulla proprietà delle banche, attraverso la concessione alle autorizzazioni a salire oltre le soglie critiche del capitale. Su questo punto problemi si sono verificati a Padova nel dicembre 2004, quando il patto di sindacato dei grandi soci di Antonveneta si è sciolto. «Le incertezze circa l’evoluzione degli assetti proprietari» rischiavano di creare instabilità. Sia gli olandesi di Abn Amro, già azionisti, sia la Popolare di Lodi (oggi Bpi), che ambiva a crescere, «venivano ripetutamente sollecitati a trovare un accordo».
Fazio ricostruisce i passaggi da quando, il 4 febbraio, Lodi chiede l’autorizzazione a salire fino al 14,9%. Mentre il 15 marzo è Abn (che già aveva il 14%) a comunicare di puntare al controllo di Antonveneta con un’Opa. Seguono 4 mesi di duello nei quali gli olandesi ricevono l’ok al lancio dell’Opa, mentre i «lodigiani» ottengono il via libera a salire fino al 29,9% e poi quello per l’Opa. Per Abn, però, Fazio ha parteggiato per gli italiani, che non avrebbero avuto i requisiti patrimoniali sufficienti per lanciarsi nell’avventura. Seguono denunce alla magistratura, alla Consob e al già citato Tar. Mentre l’Opa di Abn fallisce.
Il governatore nega di essere stato partigiano. Tanto da ricordare che l’iter autorizzativo per Lodi è durato 80 giorni contro i 52 impiegati con Abn Amro. Ma soprattutto è preciso, Fazio, nel fornire i dati sulla tanto discussa solidità di Lodi: «Alla sostenibilità patrimoniale» necessaria per salire al 14,9% «contribuivano le eccedenze di mezzi propri e l’imminente emissione di un prestito subordinato da 300 milioni». Mentre per il futuro, Lodi si impegnava all’«emissione di ulteriori strumenti». Nel successivo passaggio, quello verso il 29,9% (avviato il 31 marzo), «l’onere per l’acquisizione dell’intera quota veniva valutato in 2 miliardi, mentre il totale dei nuovi mezzi patrimoniali ammontava a 2,38 milioni» e «al termine dell’operazione il coefficiente patrimoniale si sarebbe ragguagliato al 10,3%». Si tratta del rapporto tra il patrimonio e gli attivi delle banche, che è stabilito che debba «essere almeno pari all’8%». Il risultato, ricorda Fazio, sarebbe stato raggiunto anche «con cessioni di quote di minoranza di controllate del gruppo per un miliardo». Sono le cessioni su cui indagano i giudici. Su questo, che è un punto delicato, Fazio accenna a un «temporaneo disallineamento dei coefficienti patrimoniali» nel mese di aprile, dovuto a ritardi nei tempi prospettati dalla Lodi per le cessioni e i prestiti. Ritardi che hanno generato sanzioni, ma senza cambiare la sostanza, dice Fazio. Tanto che il 22 aprile Lodi chiede di lanciare l’Opa su Antonveneta, adeguando i coefficienti patrimoniali con un aumento di capitale da 1,5 miliardi.
L’istruttoria per l’autorizzazione è quella che avrebbe generato uno scontro tra gli uffici della Vigilanza e il Governatore. Fazio rivela però che Bankitalia si è avvalsa di «autorevoli giuristi che avevano collaborato fin dall’inizio alla vicenda Antonveneta», per la complessità della questione. Giuristi che alla fine concordano nel superare gli «elementi di criticità» emersi dopo una «prima fase dell’istruttoria». Tra l’altro Fazio ricorda che, avendo la Consob imposto nel frattempo un’Opa obbligatoria «come rimedio a favore delle minoranze», il no all’autorizzazione avrebbe prodotto conseguenze ancora più gravi, e poteva essere giustificato solo da una «manifesta inidoneità» della Lodi. Così non è. Non solo ma la Lodi, ora che l’operazione è sospesa dalla magistratura, «presenta ampie eccedenze patrimoniali» e qualora rinunciasse ad Antonveneta, presenterebbe una solidità che non ha paragoni in Italia, «con un eccedenza patrimoniale di 4,4 miliardi di euro e un coefficiente del 22,5%».
Per quanto riguarda Bnl, Fazio ricorda che era da tempo in corso uno scontro tra grandi soci che ne pregiudicava la stabilità. Di qui è nata l’Opa del Bilbao, autorizzata dopo l’iter previsto. Mentre a Unipol è stato concesso di salire al 9,9 e poi al 14,9% «al fine di tutelare l’investimento effettuato in Bnl Vita, controllata congiuntamente con Bnl». La richiesta al lancio di un’Opa da parte di Unipol, arrivata il 17 luglio, è stata la conseguenza «dell’impossibilità di raggiungere un accordo con Bilbao su Bnl Vita». Bankitalia ha ora sospeso l’iter autorizzativo in attesa del parere dell’Isvap. E comunque, il 19 agosto, «ha chiesto a Unipol informazioni integrative in merito al progetto industriale».