«Ho salvato chi potevo ma non la mia ragazza»

da Palermo

A lui devono la vita diversi passeggeri. E tutti lo considerano un eroe, tanto, una volta fuori dall'aereo, è riuscito a prodigarsi per salvare le vite dei suoi compagni di viaggio, aiutandoli ad arrampicarsi sulle ali, a aggrapparsi alle ciambelle di salvataggio lanciate dalle navi di soccorso. Ma Salvatore Donato Cetola, ora che è anche lui sano e salvo, è solo un uomo disperato: perché di tante vite non è riuscito a salvare la più importante per lui, quella di Maria Grazia Berenato, una delle 13 vittime - è già stata recuperata e riconosciuta - del disastro aereo.
Non si dà pace, Salvatore. Esce dalla corsia in sedia a rotelle, per fumare qualche sigaretta, e si dispera: «Non sono un eroe - dice - sono un uomo disperato. È vero, ho aiutato alcune persone, ma non sono riuscito a salvare la mia ragazza... Vi prego, lasciatemi in pace». Salvatore Cetola è l'unico sopravvissuto di quattro giovani partiti da Gioia del Colle per una vacanza trasformatasi in tragedia. Oltre Maria Grazia, sono morti anche i due fidanzati che erano partiti insieme a loro, Giuseppe Scarnera e Antonella Capurso. A raccontare la disperazione del giovane, gli altri passeggeri sopravvissuti. «Quando io e Ilaria eravamo in acqua - racconta Roberto Fusco, salvo insieme alla sua ragazza - stavamo annaspando, rischiavamo di annegare. È stato lui a farci salire sulle ali dell'aereo, aiutando ad aggrapparci alle ciambelle di salvataggio. Poi lo abbiamo visto disperarsi perché non vedeva più la sua fidanzata. Era accanto a lui, è scomparsa in un attimo. Allora ha cominciato a disperarsi, diceva che voleva restare lì, a morire con lei».