«Ho sconfitto il cancro Ora non temo più nulla»

Oggi alla Mondadori l’incontro con l’autrice

«M i chiamo Melania, sono un medico e sono guarita da un cancro inoperabile, invasivo, aggressivo e recidivante... L'ho affrontato. L'ho curato. L'ho guarito. Sono un esempio positivo».
Si apre con queste parole Perché proprio a me? Come ho vinto la mia battaglia per la vita il libro di Melania Rizzoli (vedi box), una testimonianza durissima ma anche un potente messaggio di speranza per tutti coloro che sono colpiti, direttamente o indirettamente, da un male che oggi sempre di più si può combattere e sconfiggere. Melania, medico-chirurgo specialista in Medicina interna, per molti anni ha lavorato nei reparti di oncologia, dove da medico ha conosciuto le sofferenze dei malati terminali ma visto anche la vita trionfare. Fino a quando, un giorno, si è ammalata pure lei, proprio di «quel male» che colpisce sempre gli altri... Da dottore si è trasformata in paziente. A sua volta ha dovuto subire un lungo calvario: i primi sintomi, la diagnosi, la chemio, la perdita dei capelli, la terapia che cambia i connotati, i rapporti con i famigliari, il ritorno alla vita, la recidiva, la decisione di un trapianto con le cellule staminali; la speranza e, infine, la guarigione. Sposata con l'ex editore Angelo Rizzoli - oggi produttore cinematografico e televisivo -, Melania ha due figli. È deputato Pdl al Parlamento.
La raggiungiamo al telefono. La sua voce risuona calda e avvolgente; una voce ottimista e consapevole di chi sa di essere sopravvissuta all'inferno e che ora vuole essere di aiuto agli altri: «Racconto la mia storia per chi pensa di non farcela, per chi ha paura. Lo faccio per dare una luce di speranza, per aiutare a non perdere la fiducia, a non arrendersi». E soprattutto, per promuovere un rapporto consapevole e di collaborazione tra medico e paziente.
Chi le ha dato questa forza?
«Nessuno di noi è consapevole della propria forza fino a quando non viene messo alla prova. Io ho pianto molto e mi sono disperata. Ho avuto momenti terribili, in cui pensavo davvero di non farcela. Ma poi l'istinto alla vita ha vinto su tutto. Sono stata comunque molto fortunata. Ho sempre avuto vicino mio marito e la presenza di un medico in particolare che è stato straordinario».
Il fatto di chiamarsi Rizzoli e di essere lei stessa un medico l'avrà agevolata nelle cure...
«Mi sono sottoposta alle terapie necessarie aspettando i miei turni come tutti gli altri pazienti. Nessuna corsia preferenziale. Certo, la mia competenza medica mi ha agevolata con i colleghi quando si trattava di parlare della mia malattia. Allo stesso tempo però mi ha messo costantemente di fronte a una realtà impietosa che spesso il malato comune non vede».
Il suo è anche un attacco a una certa classe medica poco preparata. Non teme le critiche?
«Dopo quello che ho passato non ho più paura di niente. Premetto che la Sanità italiana non ha nulla da invidiare agli altri Paesi. Ritengo tuttavia che spesso non ci sia un sufficiente ascolto da parte dei medici nei confronti dei pazienti. Non ci si può affidare soltanto alle macchine che invece vanno interpretate di volta in volta. Diffido di coloro che non hanno mai un dubbio e pensano di avere la verità in tasca. Io stessa sono stata vittima di una situazione analoga. Grazie alla fiducia che ho nei progressi della ricerca, al mio istinto e al mio innato ottimismo, ho insistito per il trapianto di cellule staminali e ho fatto bene».
Cosa farà ora come parlamentare?
«Lo scrivo nel libro, nel capitolo proposte di legge: 1. Raccolta di cellule staminali dal sangue del cordone ombelicale. 2. La morfina e i suoi derivati (ancora oggi non si usano come dovrebbero essere usati); 3. L'esame istologico prima della chemioterapia. 4. Riconoscimento per i donatori di sangue, uomini e donne spesso sconosciuti che salvano vite umane donando parte di se stessi. Bisognerebbe riconoscere loro dei benefit, che potrebbero essere gli stessi dei parlamentari, come la gratuità dei trasporti o un'esenzione fiscale sanitaria... Chi conosce un rappresentante politico donatore di sangue?».