«Ho scritto tre canzoni ispirandomi a The Passion»

Pete Townshend: «Vedendo quel film mi sono vergognato»

nostro inviato a Madrid

Questione di prospettive. Quarant’anni fa John Lennon sentenziò che «i Beatles erano più famosi di Gesù». I tempi sono cambiati e di Gesù non si parla più a sproposito. Oggi Pete Townshend degli Who, che con i Rolling Stones allora erano gli alter ego dei Beatles, dice che «se incontrassi Cristo gli porgerei le mie scuse per come l’uomo lo ha trattato».
Parole imprevedibili se dette da lei.
«Non sono stato cresciuto come un cristiano in senso stretto, ma ho sempre sentito di avere una relazione speciale con Cristo. Quando ho visto The Passion mi sono sentito umiliato dalla crocifissione perché ho realizzato che, allora come oggi, trattiamo in questo modo coloro che non capiamo».
Il film ha ispirato tre canzoni del nuovo cd degli Who.
«Come cristiano, ho provato vergogna davanti allo schermo. E ho avuto un motivo in più per essere in sintonia con Mel Gibson: in quel momento anch’io mi stavo disintossicando dall’alcol».
È stato anche incriminato per pedofilia via internet.
«Ho speso 750mila sterline di avvocati solo perché avevo fatto ricerche su internet per capire come difendere le prostitute, i tossicodipendenti e anche i bambini che cadono nelle mani dei pedofili. Ancora oggi, ogni volta che esco dalla Gran Bretagna, devo comunicare i miei spostamenti».
Il nuovo tour sarà molto lungo: l’11 giugno passerà anche da Verona.
«Nella band c’è pure mio fratello Simon alla chitarra. Mi ricordo che aveva 8 anni quando ci vide suonare per la prima volta alla Royal Albert Hall a Londra. Era così piccolo che chiesi a David Bowie, anche lui tra il pubblico, di tenerlo d’occhio».
Già allora lei era uno dei chitarristi più copiati del mondo.
«Il mio stile è una via di mezzo tra quello di Angus Young degli Ac/Dc e quello di Keith Richards dei Rolling Stones. Ma loro nel tempo non sono mai cambiati: invece gli Who sono sempre diversi».