«Ho spedito la bomba per vendetta e gelosia»

Il killer aveva inviato un ordigno anche al meccanico che considerava rivale in amore. Ma l’attentato non è riuscito

Bepi Castellaneta

da Foggia

Una bomba per uccidere il rivale in amore, l’altra per punire l’uomo che l’aveva accusato di un vecchio furto: ci sono due moventi dietro la tragedia di Sannicandro Garganico, piccolo centro di ventimila abitanti, sessanta chilometri da Foggia, dove un ragazzo di 18 anni, Giorgio Palazzo, è stato ucciso con un ordigno inviato per posta mentre sua madre è rimasta gravemente ferita. I carabinieri hanno fatto luce su quella giornata di follia e morte e hanno sottoposto a fermo il responsabile: è un massaggiatore di 25 anni, si chiama Costantino Bizzarri, è incensurato e adesso è accusato di omicidio, tentato omicidio, lesioni gravissime e detenzione illegale di esplosivo. «Non volevo ucciderli, volevo solo spaventarli, sono pentito», ha dichiarato ai carabinieri nel corso di un lungo interrogatorio che si è concluso con la confessione.
La criminalità organizzata non c’entra. Nel giro di poche ore sono state spazzate via tutte le ipotesi che lasciavano pensare a una matrice mafiosa. All’origine di quel folle, feroce piano messo in pratica rastrellando polvere pirica dai petardi e seguendo su Internet le istruzioni su come confezionare una bomba, c’è invece una micidiale miscela di gelosia e rabbia. Bizzarri pochi giorni fa era stato lasciato dalla fidanzata, la sorellastra del padre della vittima, il gioielliere Onofrio Palazzo. L’assassino era convinto che lei avesse una storia con un meccanico, Vittorio Galasso, sposato e padre di due figli, il quale - è la ricostruzione dei carabinieri - lo prendeva in giro «rinfacciandogli la scarsa serietà della ragazza». E così gli ha inviato uno dei plichi, che non è esploso per un difetto di fabbricazione e perché l’uomo, che comunque ha negato la relazione, si è accorto dei fili elettrici e lo ha gettato in campagna. Ma non è tutto. Il massaggiatore ha voluto anche vendicarsi dell’orefice, che lo aveva accusato di un furto subito due anni fa e non vedeva di buon occhio il legame con la sua parente: per questo gli ha spedito l’altro pacco, quello che ha investito in pieno il figlio del gioielliere; nell’esplosione è rimasta ferita gravemente anche la madre del ragazzo, Rosa Di Lella: non è in pericolo di vita, ma rischia di perdere un occhio.
La svolta nelle indagini è arrivata ieri mattina, quando i carabinieri hanno fatto irruzione nell’appartamento di Bizzarri. In casa gli investigatori hanno trovato la conferma ai sospetti: batterie, buste dello stesso tipo di quelle utilizzate per gli ordigni, che sono stati inviati dall’ufficio postale di Foggia. Il venticinquenne alla fine è crollato e ha confessato: ha detto di essere rimasto dispiaciuto dopo aver appreso della morte di Giorgio, ha raccontato di aver agito per vendicarsi di «torti e vessazioni subiti». In realtà dietro l’omicidio c’erano il rancore e la gelosia, una lucida follia che lo ha indotto a preparare gli attentati seguendo un copione ben preciso. Il massaggiatore avrebbe fatto tutto da solo: ha seguito su un sito Internet le istruzioni su come preparare gli ordigni, li ha sistemati in quelle buste gialle utilizzate per le spedizioni, è andato all’ufficio postale. Quindi ha atteso l’esito di quel feroce conto alla rovescia. Una delle bombe è esplosa e ha ucciso.
Giorgio era appena tornato a casa dopo la scuola, ha visto il pacco, lo ha aperto. Poi il boato: per il ragazzo non c’è stato niente da fare, la madre si è salvata perché il corpo del figlio ha fatto da scudo. L’altra sera i compagni di classe della vittima hanno organizzato una fiaccolata e sono scesi per strada. Erano in settemila, per le vie del paese. E ieri mattina a Foggia c’è stata una nuova manifestazione contro la mafia, uno spettro che aleggia su una zona a rischio come il Gargano, a lungo attraversato da cruenti regolamenti di conti tra clan rivali e campo di battaglia tra gruppi di allevatori che si combattono da generazioni. Ma questa volta le cosche non c’entrano, anche se all’inizio nessuna pista è stata esclusa dagli investigatori. E proprio mentre la gente sfilava in corteo, i carabinieri mettevano insieme gli ultimi pezzi del mosaico investigativo: i militari hanno fermato l’assassino e hanno portato alla luce i due moventi all’origine di quelle due bombe, che hanno fatto sprofondare nel dolore e nell’orrore questo angolo di Puglia.