«Ho la Tosse da trent’anni». Con successo

Dario Vassallo

Missione impossibile, o quasi. Mai come in questo caso, infatti, le armi di chi dovrebbe cercare di regalare al lettore le coordinate di uno spettacolo teatrale (bello, brutto, da andare a vedere oppure no) risultano spuntate. Perché in realtà, da qui al 17 dicembre, pur sotto lo stesso titolo -«Ho la Tosse da trent'anni»- ciò che va in scena nella sala Agorà del complesso di S. Agostino cambia di giorno in giorno. E questo, ovviamente, necessita di una spiegazione: dunque, c'è una ricorrenza importante, come suggerisce il titolo con un gioco di parole fin troppo convenzionale, che Tonino Conte ha deciso di festeggiare chiamando a raccolta attori, attrici, cantanti e musicisti che nel corso di questi tre decenni hanno contribuito ad alimentare il mito di una compagnia mai banale nelle scelte e nei risultati. Alcuni fanno ancora parte del gruppo, altri sono più conosciuti rispetto ai loro trascorsi genovesi, qualcuno magari si è anche perso per strada ma tutti hanno risposto all'appello con affetto e generosità. Così, sera dopo sera, quattro o cinque di loro, presentati da Enrico Campanati e Lisa Bergamini che fanno gli onori di casa, si passano il testimone da protagonisti dando vita a qualcosa di davvero inedito, una sorta di antologia teatrale in continuo movimento. Se dunque spiegarne i contenuti è complicato, oltre che inutile, si può invece fotografare l'atmosfera che -almeno quella- è facile intuire rimanga sostanzialmente la stessa, sera dopo sera, quella di un grande happening, simpatico ed informale, come si addice ad ogni compleanno che si rispetti, in una cornice da café chantant dove lo spettatore invece di prendere posto nelle normali poltrone, si siede intorno ad un tavolino da bar, con tanto di mezzi di conforto ad addolcire l'appuntamento: una bottiglia di Refosco, salatini e qualche cioccolatino, tanto per gradire.
Di ciò che va in scena, quello che non cambia è verosimilmente la parte iniziale nella quale i due presentatori rievocano brevemente la storia della Tosse, dai primi passi nel teatrino di quella traversa di via S. Vincenzo da cui presero il nome (Salita della Tosse, appunto) e il coinvolgimento del pubblico in un intermezzo affidato a Pietro Fabbri che ha ideato e dato forma al progetto complessivo. Tutto il resto è davvero una scoperta giornaliera. Nello specifico, lo spettacolo di giovedì è risultato molto gradevole: merito sia dei protagonisti -Antonio Bazza, Andrea Di Marco (ex-Cavalli Marci), Gigio Alberti e una scatenata Carola Stagnaro- sia delle loro scelte che hanno finito per comporre un mix particolarmente equilibrato, tra cabaret, canzoni, poesie e monologhi, sia comici che drammatici. Appunti in libertà rinchiusi in una scenografia semplicissima composta da un tavolo, un paio di sedie e una scala. A chiudere il cerchio, nel finale, un intervento dello stesso Campanati e un brindisi tutti insieme, pubblico e attori, a sottolineare ulteriormente, se pure ce ne fosse stato bisogno, il clima di festosa allegria in cui tutto si è svolto. Un clima che, e questa più di un'ipotesi è una certezza, rappresenta un'altra costante dello spettacolo.