"Ho ucciso un padre violento, il carcere è stata la mia salvezza"

Luigi Celeste ora lavora per una multinazionale e la sua vita diventerà un film: «Il mio sogno? Avere tanti bambini»

È stato un bambino infelice, uno skinhead, un giovane omicida, un detenuto modello, uno studente in carcere. Ora è un esperto informatico e lavora per una multinazionale. Gira mezzo mondo, ha scritto un libro («Non sarà sempre così») e la sua vita diventerà un film: Medusa ha acquistato i diritti perché questa è una storia di rinascita che commuove e trasmette speranza. Nonostante l'orrore.

Luigi Celeste ha ammazzato il padre quando aveva 21 anni. Aveva comprato una Beretta perché non si sentiva al sicuro, per difendere se stesso, suo fratello e soprattutto sua madre dalle violenze del padre. «Lui aveva accumulato 23 anni di pena per maltrattamenti, rapine ed estorsioni. Ma per indulto o altri premi era sempre fuori racconta - Convinceva mia madre a riprenderlo in casa dicendo che era cambiato, che era malato. Ma continuava a picchiarla e la vita domestica era un inferno».

Luigi ha vissuto anni di disagio psico-fisico. «Sono stato affidato ad una comunità per tre anni e mezzo assieme a mio fratello maggiore. Non avevo amici, cambiavo scuola e zona continuamente. Poi ho conosciuto un leader di estrema destra con cui condividevo la passione del calcio. Sono entrato negli skinhead, ci chiamavano fratelli, eravamo affiatati, loro erano quella famiglia che mi mancava. Mi piaceva quel senso di appartenenza, la protezione, il ripudio alle droghe. Adesso non condivido nulla di questo gruppo ma allora ero solo e disperato».

Ma se fuori aveva trovato un rifugio, a casa l'atmosfera rimaneva invivibile. «Mio padre riempiva di botte mia madre, era geloso in modo patologico e sosteneva che lei avesse un rapporto incestuoso con mio fratello. Poi una sera si è presentato con un coltello, ha minacciato tutti e io non ci ho visto più». Così Luigi ha toccato il fondo. Ha scontato nove anni in diversi istituti di pena, infine a Bollate, dove ha trovato la luce. «In quel carcere ti rispettano, ti danno un'opportunità di cambiare. L'aula Cisco è stata la mia salvezza. Ho studiato su 17 quaderni di appunti, sui libri di informatica e ho superato l'esame di certificazione nonostante avessi la terza media. Ho fatto 43 esami in carcere e l'ultimo fuori. E sono stato il primo detenuto italiano ad ottenere la certificazione riconosciuta a livello mondiale».

A fine pena è arrivato il lavoro. Una società cercava tecnico informatico specializzato in security. «Sono stato assunto perché a loro interessavano le mie capacità e non quello che avevo combinato. E mi hanno dato fiducia». Ora Luigi gestisce da remoto le venti sedi del mondo dell'azienda K-Flex leader isolamento termico e acustico. «Con questo lavoro ho girato in Russia, Polonia, a Dubai, India, Germania, Francia, Egitto, in Cina, Messico, Giappone». Il suo sogno? «Fare un'esperienza di lavoro in California e avere una famiglia con tanti bambini».