«Ho ucciso quell’uomo, non mi pagava»

ORRORE Le spoglie, sepolte in un terreno, erano in avanzato stato di decomposizione

Ucciso e sotterrato in un’area semi-abbandonata in via Cesare Cantoni, sulla Collatina. Ieri sera poliziotti e vigili del fuoco, impegnati in un servizio di ausilio alla Procura di Roma, hanno cercato per ore un cadavere, dopo che un albanese aveva confessato di aver ucciso un uomo, indicando il luogo preciso dove l’aveva sepolto.
Così sotto le luci dei fari portati dai vigili del fuoco, si è scavato con l’ausilio di una piccola escavatrice, in tre diversi punti, di un deposito utilizzato dalla Ge-Stra, società di smaltimento rifiuti. Le ricerche, difficili per il terreno reso morbido dalla pioggia, però, alla fine hanno fatto emergere il corpo di un uomo, in avanzato stato di decomposizione. Una scena davvero raccapricciante. Si trovava posto ad alcuni metri di profondità e non è stato facile sollevarlo, tanto che per prima è riaffiorata una scarpa e parte di una gamba.
A portare gli inquirenti sul posto era stato lo stesso operaio albanese, di età compresa tra i trenta e i quaranta anni, che si fa chiamare nel giro Albano. Sembrerebbe che abbia confessato l’uccisione di un imprenditore nei confronti del quale vantava un credito. Ma sono ancora tutte da accertare le modalità dell’omicidio e se abbia agito con l’aiuto di complici.
Le prime ipotesi investigative non escludono che la vittima possa essere Antonio Bellomo, quarantatrenne, imprenditore edile di Cosenza, scomparso il 23 febbraio di quest’anno a Roma. Proprio questo dovranno accertare le indagini, coordinate dal pm Maria Monteleone.
Di Bellomo in passato si era occupata anche la trasmissione televisiva «Chi l’ha visto». Albano avrebbe lavorato proprio per l’impresa edile dell’imprenditore in più di un’occasione. Bellomo, titolare di ditta di ristrutturazioni con sede in zona Casilino, sembra si avvalesse spesso di manovalanza raccolta attraverso il caporalato e che la retribuisse in modo irregolare. Nei mesi scorsi, ai microfoni della trasmissione di Rai Tre, lo stesso albanese aveva raccontato che Bellomo era scomparso dopo aver avuto un incidente stradale alla guida del suo furgone, mentre si trovava in sua compagnia nei pressi di Giardini di Corcolle. Invece ieri ha cambiato versione e davanti agli investigatori ha spiegato di aver ucciso l’italiano con diversi colpi di arma da fuoco per punirlo di non avergli pagato un lavoro svolto.
Una storia evidentemente diversa, per la quale ieri lo straniero è stato fermato con un provvedimento firmato dal pm Maria Monteleone è con l’accusa di omicidio volontario.
Sarà la polizia scientifica, che nelle prossime ore si occuperà di svolgere ulteriori rilievi, a fornire quelle risposte che servono per completare il puzzle dell’omicidio. Per avere la conferma che il corpo sia proprio quello di Bellomo, infine, sono in corso ulteriori indagini. Ma la parola definitiva spetta all’autopsia che sarà eseguita questa mattina.