«Ho ucciso Tommy con un colpo di pala in testa»

Il cadavere trovato vicino a un fiume a pochi chilometri dalla casa dei genitori

nostro inviato a Parma
La giornata comincia dalla fine: «Tommaso è morto». Lo hanno ucciso perché piangeva. Lo hanno zittito con un colpo secco, un colpo di pala sul volto di bambino. Senza pietà, senza vergogna. Il corpo sepolto a 30 centimetri di profondità, vicino a un covone di paglia, tra i rovi, alberi e cespugli a pochi metri dal torrente, con un nome di donna: Enza. Aveva lo stesso maglioncino turchese che indossava la notte del rapimento. Lo hanno trovato i vigili del fuoco alle 11 di sera. Sono arrivati lì quattro ore dopo la confessione di Mario Alessi, seguendo le sue indicazioni. L’uomo che, stremato dall’interrogatorio, dopo giorni e giorni di domande, è crollato e ha detto: «Il bambino è morto, ora vi dico dove sta». Alla fine è stato lui, questo siciliano di 44 anni, la chiave per risolvere un giallo lungo un mese.
Mario Alessi, uno dei muratori di casa Onofri, il sospettato numero uno, esce dalla questura quando fa buio. Sono quasi le otto. È in manette. Sale su una Volante. Ha confessato il siciliano brizzolato, già condannato per violenza carnale, che fino al giorno prima ripeteva davanti alle telecamere, convinto, quasi credibile: «Chi ha preso quel bambino è una fogna. Non ho mai raccontato bugie, persino il mio bambino è sconvolto da questa storia, non dorme più. Sono un papà, so ciò che provano i suoi genitori, rilasciatelo».
Il segreto indicibile, quello che gli investigatori inseguivano da un mese, invece, lo nascondeva proprio lui. Lui e la sua convivente, Antonella Conserva. Anche lei, la donna che lo abbracciava, protettiva, e giurava sulla sua innocenza, si è ritrovata le manette ai polsi. Insieme con il terzo uomo del rapimento, quello identificato grazie all'orma di un dito lasciata per tagliare il nastro adesivo dai rapitori mentre legavano i genitori e il fratellino di Tommy. Si tratta di un pregiudicato residente a Sorbolo, Salvatore Raimondi, 32 anni, alle spalle una serie di processi per droga e rapine.
Paola Pellinghelli e Paolo Onofri, il papà e la mamma di questo piccino di 18 mesi straziato in una sera di fine inverno, si abbracciano stretti stretti davanti alla televisione. Piangendo. Stanno seguendo in diretta la tragedia della loro vita, accovacciati sul divano della casa di Martorano, ospiti del cognato. Più tardi la mamma ha un doppio collasso e viene soccorsa da un medico. Fino a ieri aveva ripetuto: «Il 2 aprile è una data magica, sarà l'anniversario del battesimo di Tommaso. Il mio istinto mi dice che tornerà».
Non è giusto. Non è questo l'epilogo che l'Italia intera attendeva con trepidazione. Non è la fine che speravamo. È notte fonda quando carabinieri, poliziotti e vigili del fuoco scavano sulle rive del fiume Enza, tra Sant'Ilario e Casaltone. A pochi chilometri dalla villetta di Casalbaroncolo. Il viso sconvolto di un poliziotto dice che il corpicino è lì. Mario Alessi in manette li ha guidati a una tomba orrenda che adesso, più di prima, urla un perché.
La folla si avvicina, gli uomini in divisa fanno muro, mentre gli altri frugano sotto la luce delle fotoelettriche. Hanno i volti terrei, lo sgomento per un orrore che nessuno potrà mai giustificare. Lucia Musti, la tenace magistrata della Dda di Bologna, la donna che fino a ieri ha cercato disperatamente di riportare Tommy a casa, siede accanto ai genitori di questo bimbo rubato alla vita. Dove finirà questa inchiesta partita da un sequestro anomalo e che ha visto, tra speranze e delusioni, il padre dell'ostaggio, il direttore delle Poste di Parma, indagato per pedopornografia? Una strada che non portava alla verità.
Adesso, invece, è il momento del lutto. Del silenzio. Ci sarà un seguito, ma è secondario di fronte a tanto male. Tommaso non c'è più. Chi ne ha seguito il drammatico percorso racconta che il bimbo sia morto poco dopo il suo rapimento. Soffriva d'epilessia, questo piccino dagli occhi luccicanti e i boccoli biondi. Aveva bisogno di una medicina, il Tegretol, per sopravvivere. Ma non è morto per questo. Piangeva, disturbava, ecco perché qualcuno dei suoi carnefici lo ha ammazzato. Per farlo tacere. Per fuggire avevano usato uno scooter i rapitori, il mezzo più sicuro e veloce, lunghe stradine contorte che sembrano disegnate per i go-kart. Nella fretta finirono col cadere, e il bimbo continuava a piangere...
All'obitorio dell'ospedale di Parma si prepara la stanza dove accogliere Tommy per l'ultima volta. L'ennesima fiaccolata viene annullata. Ma dai magistrati che indagano esce una frase sibillina. Qualcosa che lascia intravedere nuovi scenari: «I tre arrestati sono accusati di concorso in sequestro di persona». Come dire, manca ancora il mandante di questo dramma forse nato dal nulla.