«Ho versato 60mila euro nelle casse del principe»

L’imprenditore messinese Migliardi confessa di aver passato soldi a Vittorio Emanuele. Il denaro veniva poi usato per iniziative benefiche a favore dei Paesi colpiti dallo Tsunami

nostro inviato a Potenza
L’inchiesta del sostituto procuratore John Woodcock mostra obiettivi sempre più ambiziosi.
Ieri, durante l’interrogatorio di Gian Nicolino Narducci, assistente di Vittorio Emanuele, Woodcock ha rivolto alcune domande sull’Ordine Mauriziano e sulla gestione delle risorse finanziarie. Un tema completamente nuovo che che non fa parte dei capi d’imputazione, ma che comunque il pm ritiene di dover affrontare, con un colpo a sorpresa, nel primo faccia con Narducci. L’imputato sgrana gli occhi, scoppia a piangere e si avvale della facoltà di non rispondere. Ad esempio alle riflessioni e domande, ad esempio, sulle logge coperte tra Reggio Calabria, Potenza e Roma che Woodcock aveva già rivolto ad altri arrestati. Sino a far cercare di identificare dalla polizia giudiziaria alcune persone presenti in prima fila ai funerali di Papa Giovanni Paolo II a piazza San Pietro.
Perché? Trame internazionali e massoneria si affacciano in questa inchiesta. Con un’ordinanza certo voluminosa, 2.126 pagine, ma che non svelano tutte le carte dell'accusa. C'è dell'altro. Si va o, meglio, si cerca di andare oltre le quattro prostitute al Casinò (questo troncone tra l’altro è stato trasferito a Como), la tangente dei Monopoli e i portantini segnalati ai politici.
È un po’ come ai tempi di Mani pulite con il Pool di Milano che arrestava svelando nelle ordinanze di custodia solo una parte dell’impianto accusatorio. Quanto poi questo sia concreto, suggestivo e soprattutto quanto questa inchiesta rimarrà ancora a Potenza è presto per dirlo. Almeno fino al 27 giugno quando sia il faccendiere Andrea De Luca, sia Vittorio Emanuele andranno al tribunale del riesame. Momento decisivo per «pesare» la consistenza della ricostruzione di Woodcock e la competenza territoriale sigillate dal gip Alberto Iannuzzi. In questo fotogramma si i tre ex sottufficiali dei carabinieri indagati (si collegarono alla banca dati del Ministero dell'Interno per verificare se vi erano «pregiudizi di polizia» a carico del faccendiere Achille De Luca, di Ugo Bonazza e di altre persone) e soprattutto la confessione della tangente da 20mila euro ammessa dal gestore messinese di videopoker Rocco Migliardi che nelle tre ore di interrogatorio ha confessato di aver versato la mazzetta a Vittorio Emanuele di Savoia, perché intervenisse sui Monopoli di Stato per far autorizzare le sue macchinette. «Migliardi si sente una vittima di Vittorio Emanuele - spiega il difensore Diego Busacca, di Messina -. Da quando lo conosce, un paio d'anni, gli ha versato 50-60mila euro. Oggi il mio cliente ha detto tutto quello che è successo, ammettendo anche le sue responsabilità». Il principe avrebbe convinto il gestore di videopoker a versare queste somme di denaro per le sue iniziative benefiche (ad esempio per le vittime dello tsunami). In cambio, Migliardi viene nominato cavaliere proprio dell'Ordine Mauriziano ora nel mirino di Woodcock. «Quando hanno cercato di metterlo dentro l’affare del casinò di Campione - aggiunge l'avvocato - si è tirato indietro».
Tramite tra Migliardi e il Principe sarebbe stato Ugo Bonazza, comune amico. Insomma, «Bisognava "ungere le ruote" - è la tesi di Migliardi - e Bonazza mi disse che Vittorio Emanuele poteva risolvere la situazione. Quest’ ultimo si impegnò a intervenire sui Monopoli in cambio di soldi. Con la tangente che sarebbe finita nelle mani dell’intermediario Achille De Luca, che sentito ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma De Luca aveva raccontato al suo legale una storia ben diversa: nella famosa busta della tangente, consegnata al funzionario dei monopoli, non c’erano banconote ma, addirittura, dei dolcetti siciliani molto amati dal manager di Stato.
Subito dopo il pagamento, Migliardi ottiene le autorizzazioni necessarie per 400 videopoker. Finito l'interrogatorio Busacca chiede la scarcerazione dell'imprenditore messinese che difende. Ed ecco elogia davanti alle telecamere il gip Iannuzzi: «è una persona eccezionale».
Narducci invece ha presentato con il difensore Giacomo Francini un memoriale in cui lamenta la ricostruzione su diverse intercettazioni che invece lo scagionerebbero dall’associazione per delinquere. Domani sarà invece il turno di Vittorio Emanuele e del sindaco di Campione Roberto Salmoiraghi.
Ancora incerta la linea difensiva del Principe che potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Salmoiraghi invece chiederà subito dopo l'interrogatorio al Riesame che venga annullato il provvedimento cautelare visto che non ha potuto leggere, né lui né il difensore, l'ordinanza di custodia cautelare perché non è stata consegnata.