«Ho visto il bus piombarmi addosso e i vetri del mio Suv andare in pezzi»

Le uniche cose certe, al momento, sono il Suv che «scarta» sulla corsia preferenziale, l’impatto tra l’autobus e il tram, i 21 feriti e una donna che muore nello schianto in corso di Porta Vittoria. Le responsabilità, quelle, sono ancora da definire. Ma due dei protagonisti hanno parlato.
Uno è l’autista della 60, che - sentito lunedì all’ospedale San Carlo dove è ricoverato - ripete che «non ricordo» e «so solo che ho sentito un botto improvviso», ed è allora che «ho sterzato». Poi, l’impatto violento con il 12 che arriva in senso contrario. L’altro era al volante della Porsche Cayenne coinvolta nell’incidente di giovedì scorso. Marco Trabucchi, procuratore sportivo di 38 anni, al momento l’unico indagato con l’accusa di omicidio colposo. Anche lui ha sentito un colpo, «ma - spiega - io ho avuto la percezione che fosse l’autobus a venire contro di me».
Trabucchi è davanti al pubblico ministero Cecilia Vassena, titolare dell’inchiesta. È la sera stessa dell’incidente. L’uomo è ancora sotto choc. Però ricorda. Immagini, più che altro, istantanee confuse che ricostruiscono l’impatto. Questo è il suo racconto.
«Dopo avere oltrepassato il semaforo - mette a verbale - ho visto sulla sinistra in corrispondenza ad un marciapiede stretto e rialzato rispetto al manto stradale, due uomini fermi che parlavano guardandosi reciprocamente in volto. Uno dei due ha fatto un gesto improvviso e io ho avuto l’impressione che stesse per attraversare le strisce pedonali verso il lato di corso di Porta Vittoria, dove si trova la Banca Popolare di Milano».
«A questo punto - prosegue - ho sterzato a sinistra, urtando l’autobus. Preciso che secondo la vostra ricostruzione l’autobus sarebbe stato urtato da me, ma io ho avuto la percezione che fosse l’autobus a venire contro di me, non so però se effettivamente è andata così. L’unica cosa che ricordo bene è che ho visto i vetri della fiancata sinistra della mia auto venirmi addosso. Sono praticamente certo di non avere tamponato alcun veicolo e che l’impatto è avvenuto con la fiancata sinistra», tanto che «la mia auto è danneggiata solo sulla fiancata sinistra e non davanti». In ogni caso, al momento dell’incidente «non stavo fumando né telefonando, e la radio era spenta».
Il giorno dopo, un secondo interrogatorio. Trabucchi inizia a rendersi conto di quello che è successo. «Quando sono stato interrogato ieri - spiega infatti - non mi ero ancora reso conto di quello che era successo. Durante l’interrogatorio ho pensato alla dinamica e a come ricostruire quanto accaduto. Quando sono tornato a casa ho ricevuto dei messaggi dagli amici ed ho visto qualcosa su Internet, e ho capito che era successo una tragedia. È stato come se mi fossi reso conto per la prima volta di cosa realmente fosse successo». «Sono stato molto male e se lei mi avesse interrogato quando già ero a casa, non sarei probabilmente stato in grado di spiccicare parola». «Non sono andato in ospedale - conclude - perché il malessere che avevo non era fisico, ma psicologico».